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MER25GIU Volturnèe – Rassegna di Teatro Indipendente presenta: Milon Mela + Compagnia Sakuntala

  • giugno 18, 2014 17:09

Diapositiva1

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Mercoledi 25 Giugno dalle 21.00

CINE TEATRO VOLTURNO OCCUPATO

Volturnèe – RASSEGNA DI TEATRO INDIPENDENTE

presenta:

▶ Milon Mela [ ARTI PERFORMATIVE DALL’INDIA ]

▶ Compagnia Sakuntala [ DANZA CONTEMPORANEA ]

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MILON MELA

L’intento è di presentare al pubblico europeo alcune delle
più antiche discipline dell’India ormai in via d’estinzione, caratterizzate da
tecniche performative altamente sviluppate e spettacolari. La carica
energetica, le acrobazie e la vivacità dei costumi catturano l’attenzione di
grandi e piccini in un crescendo di ritmi, colori, ed emozioni.
Nelle discipline tradizionali le pratiche rituali precedono e fungono da
preludio alle azioni drammatiche, OM SHANTI una delle più antiche invocazioni in Sanscrito dà inizio
allo spettacolo.
I musicisti Baul, con un accompagnamento musicale molto energetico aprono lo spettacolo; i loro
canti faranno da contrappunto a tutte le azioni drammatiche che seguiranno.
La danza classica Gotipua sembra riportarci all’interno degli antichi templi induisti. Le coreografie
caratterizzate da un delicato erotismo narrano le vicende d’amore tra Krishna e Rada mentre le
posizioni Yoga rievocano le sculture raffiguranti le più amate divinità dell’induismo.
Se la dolcezza e la gioia sono prerogative dei Baul e dei Gotipua, all’opposto si situa il Kalaripayattu;
davanti a noi sembrano rivivere antichi guerrieri che con un ricchissimo alfabeto di duelli a mani nude,
con bastoni, con spade e scudi provocano momenti di forte tensione drammatica. Insieme ai maestri
dell’arte marziale Kalaripayattu, un maestro di Hatha Yoga presenterà alcune asana tra le più
spettacolari ed esercizi particolarmente gravosi come quello di giacere su un letto di lame accuminate.
L’eco delle armi si è appena spento quando risuona il rombo dei giganteschi tamburi della danza
Chhau e multiformi divinità invadono la scena per narrarci uno dei più antichi miti dell’induismo: la
dea Durga, madre, protettrice e guerriera, cavalcando un leone e in compagnia dei propri figli,
sconfigge i demoni che si erano impadroniti del cosmo.
Lo spettacolo si conclude con l’ipnotica e suggestiva danza del fuoco del Kalaripayattu: fiaccole e
grandi fuochi rotenati su bastoni e lunghe catene, creano incantevoli fantasmagorie.
L’acme emotivo e sensoriale raggiunto durante tutto lo spettacolo, lascerà negli spettatori un ricordo
indimenticabile.

 

LINK:

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COMPAGNIA SAKUNTALA

La compagnia, diretta da Aurora Pica, prende il nome dalla scultura di Camille Claudel,
omaggio della coreografa ad un’artista che considera fonte d’ispirazione per il singolare
rapporto che caratterizza il suo vissuto e la sua arte, per il modo di plasmare il suo mondo
interiore e dargli voce trasformandolo in composizioni scultoree dalla turbolenta quanto
interessante dinamicità.
Humus della compagnia è il tentativo di restituire autenticità al movimento rendendo il gesto,
mai scontato, capace di arrivare, in maniera limpida ed immediata, ad un pubblico vario e
differenziato. L’intento è di costruire un ponte sempre vivo basato sulla partecipazione attiva
e sulla comprensione piena delle scene e delle situazioni presentate di volta in volta.
Il percorso creativo è incentrato sull’intensità interpretativa che mira a dare spessore alla
personalità dell’interprete, in modo che scene e situazioni possano acquistare una
dimensione tanto più verosimile quanto più incisiva e comunicativa.
La volontà della coreografa è di rendere il vissuto scenico capace di smuovere l’animo dello
spettatore e del danzatore stesso attraverso un corpo che diventa voce senza suono, silenzio
parlante, movimento che si fa parola. Obiettivo ultimo della Compagnia è farsi portavoce di messaggi e spunti di riflessione di
carattere socio-culturale.

SAGLIE SAGLIE

Secolare capitale del Sud, città del mare e del sole,
decantata da artisti e poeti, Napoli è la protagonista
del nuovo racconto della Compagnia Sakuntala:
“Saglie Saglie”.
Una consueta descrizione o il tentativo di aprire una
nuova finestra da cui osservare gli intrecci e le
pulsazioni della città partenopea?
Motore vitale è il carattere della donna meridionale, il
suo temperamento e le sue virtù costituiscono un
propulsivo leitmotiv attraverso cui percorrere le trame
di una città densa di tradizione e cultura.
La volontà della compagnia è quello di fornire uno
sguardo privo dei filtri, talvolta di condanna, talvolta di
banalizzazione, con cui oggi si guarda una città che,
invece, serba un tesoro storico-culturale da riscoprire.
Un omaggio ad una città che ha saputo trasformare le sue debolezze e i suoi ritardi in un
affascinante segno di riconoscimento.

LINK:

http://compagniasakuntala.jimdo.com

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EVENTO FB

SOTTOSCRIZIONE 3 EURO

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CINE TEATRO VOLTURNO OCCUPATO

via volturno 37 [metro A/B termini, tanti notturni]

 

SAB17MAG – “Volturneè” Rassegna di Teatro Indipendente – RESTIAMO UMANI di Ultimo Teatro

  • maggio 15, 2014 00:19

restiamo umani

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Volturnèe – Rassegna di Teatro Indipendente

presenta:

RESTIAMO UMANI di “Ultimo Teatro” – ore 21 – CINE TEATRO VOLTURNO OCCUPATO

▶ RESTIAMO UMANI – Urla e lacerazioni dal Vittorio Arrigoni e dal Popolo Palestinese ◀

UltimoTeatro Produzioni Incivili (2010)

Con il sostegno di Spazio Liberato Ex Breda Est, Coordinamento Pistoiese per la  Palestina, Coordinamento PugliaPalestina.

Testi di Vittorio Arrigoni, Mhamoud Darwish, Elena Ferretti, Luca Privitera Diretto.

Interpretato e Musicato da Luca Privitera ed Elena Ferretti
Le parole di Restiamo Umani sono imbrattate di sangue, di fosforo bianco, di schegge esplosive, di
barriere, di volti segnati dalla sofferenza, di mani distrutte dall’odio. E’ una visione a frammenti che si articola come un “canto a due voci”, attraverso immagini, parole,
suoni e sensazioni apparentemente lontane ma legate tra loro da tutti quei messaggi che attraversano nella sua interezza, la vita e la morte.

Restiamo Umani è uno spettacolo “senza filtri”, “senza censure” o “parole di convenzione”!

Restiamo Umani è uno spettacolo più che corretto che chiarisce le idee pure a chi sa le cose o crede di saperle!

Restiamo Umani per continuare a parlare ancora di Palestina e del problema Israeliano-Sionista.

Restiamo Umani perché anche se i primi sono entrati a far parte dell’Onu come stato osservatore, per noi non è una soluzione, ma un modo come un’altro per dimenticare, non prendere decisioni, non prendere i dovuti provvedimenti!

Restiamo Umani perché nonostante le denunce di molti islamici, di molti ebrei e di molti cristiani, la seconda super potenza mondiale continua a sterminare uno dei popoli più stanchi, poveri e distrutti della terra!

Restiamo Umani perché non è una questione religiosa, ma di umanità, di coraggio, di etica, di vera democrazia!

Restiamo Umani per dire le cose come stanno.

Restiamo Umani è uno spettacolo che non rappresenta il punto di vista di giornalisti o artisti, ma di vere e proprie vittime del conflitto.

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DURANTE LA SERATA:
– CENA PALESTINESE
– Approfondimento su:

“Stato della campagna BDS (boicottaggio, disinvestimento, sanzioni)” e “campagna NO ACEA NO MEKOROT” …. a cura di Stephanie Westbrook …

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EVENTO FACEBOOK

SOTTOSCRIZIONE 3 EURO

CINE TEATRO VOLTURNO OCCUPATO

via volturno 37 [Termini metro A/B, tanti notturni]

Volturnèe – Rassegna di Teatro Indipendente presenta: “Trenofermo A-Katzelmacher”

  • marzo 25, 2014 13:53

katzel foto 3

 

Volturnèe – Rassegna di Teatro Indipendente

presenta:

“Trenofermo A-Katzelmacher”

 

nO (Dance first. Think later)
Trenofermo A-Katzelmacher
ideazione Dario Aita e Elena Gigliotti
interpreti  Dario Aita, Emmanuele Aita, Luigi Bignone, Lucio De Francesco, Maximilian Dirr, Flavio Furno, Melania Genna, Elena Gigliotti, Monica Palomby, Daniela Vitale.
costumi Giovanna Stinga
disegno luci Giovanna Bellini

ingresso 3 euro

Venti occhi. 10 teste. Si riconoscono sul loro sempr’eterno, sempr’arrugginito marciapiede. Sotto casa. Non hanno una città, la vivono. In modo parassitario, ma non lo sanno. E per l’esattezza, questo ammasso di case in cui sono nati, si estende orrendo da  Adelfia Capurso Casarano Manduria Torre Paese Rione Terra Afragola Filadelfia Sant’Elia Cetraro Verbicaro Maida San Vito sullo Jonio Santa Flavia San Cipirello Castellana Sicula Petralia Soprana Roccamena Partanna Campobello di Mazara eccetera eccetera a: nuova destinazione.
Purchè: Si balli.
9 ragazzi, in una città indefinita con stazione e binari annessi, incontrano un marocchino. E nel rondò di sfottimenti, violenza, e tradimenti, si muovono questi avanzi di città, partoriti a muscoli, calcio, karaoke, sangue, e katzelmacher. La trama è facilissima nei fatti, incomprensibile nei motivi che la mandano avanti (e indietro). Storia di motorini, amori, ragazze madri, legnate, bastunate, sogni. Sogni facili.  Nelle camerette con poster di neomelodici. Il sud. Il sud che è niente. Che siamo noi. Venti occhi. 10 teste. Attraverso gli occhi di uno straniero. Occhi sporchi di terra straniera. Che hanno paura e fanno paura. Che aspettano ‘o sule e trovano u sangu. E l’amuri. Un amuri diverso come lui. L’amuri che ci rende uguali.

 

nO

Il gruppo è originariamente formato da giovani attori diplomati presso la Scuola di Recitazione del Teatro Stabile di Genova. Dalla frequentazione e dall’esperienza condivisa negli anni di studio è maturato il desiderio di continuare ad incontrarsi e ad incontrare altri artisti per lavorare creativamente sul linguaggio performativo e sulle pratiche del corpo e della parola anche come occasione di ricerca e crescita personale. Dal 2010,  con la regia di Claudia Monti, nO porta in scena: Ballata della Necessità  e Non vedo l’ora!. CIAULAtotheMOON, con la regia di Elena Gigliotti, è vincitore alle selezioni del Napoli Fringe Festival 2013, poco dopo inizia a muoversi trenofermo a-Katzelmacher che vince la segnalazione speciale del premio scenario 2013.

 

premio Scenario

“Fermo a Katzelmacher, in un sud che è magma di province e dialetti, c’è un treno che non parte, metafora di un’attesa consumata fra indolenza, sogni a buon mercato, kitsch di canzoni neomelodiche, vitalità bloccata in un eterno ralenti. La compagnia nO (Dance first. Think later) sceglie la sfida di un lavoro collettivo per portare in scena una pluralità disordinata di voci, attitudini, fisicità eccessive e debordanti che sono specchio di spaccati sociali osservati con attenzione. Una tensione sempre pronta ad esplodere si catalizza nell’arrivo dello straniero e si blocca su un motorino che non parte, prima di ogni corsa possibile”. (motivazione della segnalazione Premio Scenario 2013).

 

rassegn stampa

Le tende scacciamosche di plastica colorata, l’ombrellone da spiaggia, il frigo dei gelati Sammontana, il bigliardino a cui è vietato “rollare”, la lattina di Coca-Cola che fa da pallone improvvisato. Siamo di fronte a una bottega di paese che vende gelati, sigarette e giocattoli, incastrata tra l’ammasso di lamiere deformate da stratificazioni di manifesti elettorali e locandine kitsch del circo, sempre fresche. Che si sa, il circo è l’unica forma d’arte che attecchisce nelle terre più sperdute del profondo Sud.Quale Sud, per l’esattezza, non è importante.
“Me l’ho dimenticato dove siamo”, dice Pasqualino Vitasnella, in un rigurgito di esistenzialismo naif. “O’bbar”, risponde un altro. Un luogo vale l’altro in questa specie di Sud imprecisato e addensato, in questa striscia di terra che collega Napoli alla Sicilia nello spazio di una piazzetta. Un luogo senza nome, attraversato periodicamente da un treno che annuncia le non-fermate che effettuerà, dove nove giovani vivono sospesi, come drogati, anestetizzati, letteralmente atrofizzati. Senza neppure aspettare Godot. Anime in pena senza passato, che non si capisce da dove provengano e dove siano dirette, senza una storia da raccontare né un obiettivo da raggiungere. Appagate in un giro di relazioni da manuale di soap opera da tv locale. Nel cast le due amiche del cuore, la ragazza velina del gullo di paese, il fratello maggiore iperprotettivo con la sorella imbranata, e la fidanzata perduta per cui si spasima che, se siamo a Napoli, si chiama necessariamente Annamaria. Vite informi e scontornate capaci, però, di farsi ammasso compatto per respingere con forza l’arrivo di uno straniero imprecisato che parla francese eppure non si capisce se sia rumeno marocchino o ucraino, o forse ebro turco, perché tanto nell’immaginario di chi non ha immaginazione le cose si assomigliano un po’ tutte e i dettagli sfumano e si perdono. La trama si sviluppa sui temi un po’ triti dell’amore omosessuale, della cacciata dello straniero, del rifiuto delle diversità, attraverso l’alternanza di momenti improntati al realismo ad altri di stampo più grottesco o simbolico. Nel complesso la drammaturgia è sfrangiata in molti fili che restano sciolti senza consentire una perfetta quadratura del cerchio alla fine. Lo stesso personaggio di Katzelmacher potrebbe essere eliminato senza troppi danni collaterali.ma poco importa.
Il valore reale dello spettacolo è nello sfondo, è nella capacità di racconta
re un certo Sud degli anni ’90, quello di una tipologia molto particolare di ventenni di oggi. Non più il Sud contadino, quello che si arroccava, e in un certo senso si giustificava, nell’impasto di tradizioni, religione e buon raccolto. Non il Sud degli artigiani, dei creativi, di chi sa giocare al gioco dell’arrangiarsi con fantasia. Non il Sud delle mozzarelle, dell’olio d’oliva e dei bambini che giocano per strada.
Questo è il sud dei paesi di provincia ridotti a dormitorio, quelli che hanno allevato una generazione cresciuta nell’ignoranza ma con la televisione commerciale e il computer. A forza di Mac Donald e reality show. Tra un programma di Maria de Filippi su Canale 5 e il videoclip del neomelodico  di turno sul canale locale. Una fetta di gioventù ancora diversa da quella votata agli Dèi Spritz e Iphone. Completamente tagliata fuori dalle vecchie logiche rurali ma emarginata anche dagli sviluppi (o le degenerazioni) capitalistici e dagli esiti della globalizzazione. Un popolo invisibile di giovani parcheggiati nelle squallide piazzette di paese, da mattino a sera, che aspettano la festa patronale per svagarsi ai luna park improvvisati, sempre gli stessi, da vent’anni, col tappeto volante, l’autoscontro e il calcinculo. Che passano le vacanze all’acquapark vicino casa.
Che vanno ai matrimoni con i vestiti di taffettà, per mangiare a sbafo e togliersi le scarpe per i balli di gruppo.La fotografia fornita dalla compagnia è perfetta; a guardarli bene i costumi non sono neanche costumi: sono vestiti fuori moda che abbiamo comprato dieci anni fa. Cinturoni rosa con le borchie, scarpe da ginnastica alte alla caviglia, vestiti di stoffa luccicante, pioggia di strass di plastica e cineseria varia.
Tra canzoni neomelodiche di Maria Nazionale, Gianni Celeste e Ciro Ricci, in una babele di dialetti anch’essi impoveriti, imbastarditi da linguaggio televisivo e grammatica italiana acquisita male, lo spettacolo è una rete fittissima di rimandi e citazioni intelligenti ai dettagli più trash delle realtà provinciali chiamate in causa. Rossella Menna per rumor(s)

COMPAGNIA NO(dance first, think later)

EVENTO FB

CINE TEATRO VOLTURNO OCCUPATO

via volturno, 37 [metro A/B termini, tanti notturni]

 

17/18/19 GENNAIO – LA MALADISTRIBUTION presenta ALBERTO GRIFI

  • gennaio 10, 2014 02:56

LA MALADISTRIBUTION  presenta:

IL CINEMA DI ALBERTO GRIFI

selgrifi

CINE TEATRO VOLTURNO OCCUPATO

 

via     Volturno,37    [termini    METRO A/B    + notturni]

in collaborazione con   

l’Associazione Culturale    A.    Grifi

Venerdì17 | Sabato18 | Domenica19 – Gennaio

Mentre voi avevate il settimo cavalleggeri, il napalm, e le bombe di Hiroshima e Nagasaki, noi avevamo appena una vecchia moviola in un sottoscala per farvi a pezzi…

Alberto Grifi

 

Alberto Grifi, figura poliedrica e impetuosa, massimo esponente del cinema sperimentale italiano,     regista,     pittore,     cameraman, fonico, attore e autore     di dispositivi video-­‐cinematografici, ci     ha     lasciato     una copiosa     produzione     video che non può e non deve essere dimenticata. La Mala Distribution presenta la prima, di una serie di rassegne al Cine Volturno Occupato, dedicandola all’autore romano. All’interno della rassegna interverranno ospiti che hanno fatto parte della vita di Alberto. Grifi ha portato avanti una ricerca estremamente personale ed eclettica in cui il mezzo e il linguaggio cinematografici vengono “liberati” dalle regole della narratività e del realismo ottico per produrre un’altra “grammatica della visione” con un occhio alle avanguardie storiche e l’altro alla controcultura, ai conflitti sociali e ai sommovimenti che animavano l’Italia negli anni sessanta e settanta. In questi tre giorni proietteremo alcuni tra i più significativi lavori del regista:

–   “Il grande freddo”, film sull’arte, sulla pittura e la sua negazione, costruito attorno a un grande amico di Grifi, il pittore Giordano Folzoni.

–   “Orgonauti, evviva!”, uno dei film meno visti della sua filmografia, nel quale gli effetti ottici producono visioni dal forte impatto psicadelico.

–   “A proposito degli effetti speciali”, basato sulla vita del pittore statunitense Man Ray.

–   “Michele alla ricerca della felicità”, che mostra l’estrema durezza della condizione carceraria negli anni ’70.

–   “Parco Lambro”, le immagini del Festival del proletariato giovanile al Parco Lambro.

–   “Lia, intervento di una studentessa al contro convegno alla fabbrica della comunicazione di Brera, opposto al convegno di psicatria di A.Vermiglione.

 

Tra i film che verranno proiettati anche la versione recentemente restaurata dalla Cineteca Nazionale in collaborazione con la Cineteca di Bologna di “Anna”, un documento-monumento, una riflessione sull’etica dello sguardo documentario. Una grande avventura umana, estetica e tecnica.

PROGRAMMA

venerdì 17

ore 20.00 incontro con Alessandra Vanzi e con Annamaria Licciardiello(Centro Sperimentale di Cinematografia – Cineteca Nazionale, Roma)

Il grande freddo – 21’ Orgonauti Evviva! – 20’ A proposito degli effetti speciali- 40’ 

 

sabato 18

ore 20.00 INTERVISTA : ma chi è questo grifi ? – 27’ Michele alla ricerca della felicità – 23’ Parco Lambro – 58’ Lia – 26’

 

domenica 19

ore 19.30 INTERVISTA : Grifi introduce Anna – 10’ Anna – 225’

Modererà il dibattito, prima del film,  Milo Adami, documentarista e dottorando di ricerca in Tecnologie digitali e Spettacolo (La Sapienza) insieme agli studenti del corso di Arti elettroniche della prof. Valentina Valentini (La Sapienza)

 

Sottoscrizione libera

Cena bio Ar Volturno

Per informazioni:

maladistribution@autoproduzioni.net

EVENTO FB: https://www.facebook.com/events/605379026199944/

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