Archives for marzo, 2014

Volturnèe – Rassegna di Teatro Indipendente presenta: “Trenofermo A-Katzelmacher”

  • marzo 25, 2014 13:53

katzel foto 3

 

Volturnèe – Rassegna di Teatro Indipendente

presenta:

“Trenofermo A-Katzelmacher”

 

nO (Dance first. Think later)
Trenofermo A-Katzelmacher
ideazione Dario Aita e Elena Gigliotti
interpreti  Dario Aita, Emmanuele Aita, Luigi Bignone, Lucio De Francesco, Maximilian Dirr, Flavio Furno, Melania Genna, Elena Gigliotti, Monica Palomby, Daniela Vitale.
costumi Giovanna Stinga
disegno luci Giovanna Bellini

ingresso 3 euro

Venti occhi. 10 teste. Si riconoscono sul loro sempr’eterno, sempr’arrugginito marciapiede. Sotto casa. Non hanno una città, la vivono. In modo parassitario, ma non lo sanno. E per l’esattezza, questo ammasso di case in cui sono nati, si estende orrendo da  Adelfia Capurso Casarano Manduria Torre Paese Rione Terra Afragola Filadelfia Sant’Elia Cetraro Verbicaro Maida San Vito sullo Jonio Santa Flavia San Cipirello Castellana Sicula Petralia Soprana Roccamena Partanna Campobello di Mazara eccetera eccetera a: nuova destinazione.
Purchè: Si balli.
9 ragazzi, in una città indefinita con stazione e binari annessi, incontrano un marocchino. E nel rondò di sfottimenti, violenza, e tradimenti, si muovono questi avanzi di città, partoriti a muscoli, calcio, karaoke, sangue, e katzelmacher. La trama è facilissima nei fatti, incomprensibile nei motivi che la mandano avanti (e indietro). Storia di motorini, amori, ragazze madri, legnate, bastunate, sogni. Sogni facili.  Nelle camerette con poster di neomelodici. Il sud. Il sud che è niente. Che siamo noi. Venti occhi. 10 teste. Attraverso gli occhi di uno straniero. Occhi sporchi di terra straniera. Che hanno paura e fanno paura. Che aspettano ‘o sule e trovano u sangu. E l’amuri. Un amuri diverso come lui. L’amuri che ci rende uguali.

 

nO

Il gruppo è originariamente formato da giovani attori diplomati presso la Scuola di Recitazione del Teatro Stabile di Genova. Dalla frequentazione e dall’esperienza condivisa negli anni di studio è maturato il desiderio di continuare ad incontrarsi e ad incontrare altri artisti per lavorare creativamente sul linguaggio performativo e sulle pratiche del corpo e della parola anche come occasione di ricerca e crescita personale. Dal 2010,  con la regia di Claudia Monti, nO porta in scena: Ballata della Necessità  e Non vedo l’ora!. CIAULAtotheMOON, con la regia di Elena Gigliotti, è vincitore alle selezioni del Napoli Fringe Festival 2013, poco dopo inizia a muoversi trenofermo a-Katzelmacher che vince la segnalazione speciale del premio scenario 2013.

 

premio Scenario

“Fermo a Katzelmacher, in un sud che è magma di province e dialetti, c’è un treno che non parte, metafora di un’attesa consumata fra indolenza, sogni a buon mercato, kitsch di canzoni neomelodiche, vitalità bloccata in un eterno ralenti. La compagnia nO (Dance first. Think later) sceglie la sfida di un lavoro collettivo per portare in scena una pluralità disordinata di voci, attitudini, fisicità eccessive e debordanti che sono specchio di spaccati sociali osservati con attenzione. Una tensione sempre pronta ad esplodere si catalizza nell’arrivo dello straniero e si blocca su un motorino che non parte, prima di ogni corsa possibile”. (motivazione della segnalazione Premio Scenario 2013).

 

rassegn stampa

Le tende scacciamosche di plastica colorata, l’ombrellone da spiaggia, il frigo dei gelati Sammontana, il bigliardino a cui è vietato “rollare”, la lattina di Coca-Cola che fa da pallone improvvisato. Siamo di fronte a una bottega di paese che vende gelati, sigarette e giocattoli, incastrata tra l’ammasso di lamiere deformate da stratificazioni di manifesti elettorali e locandine kitsch del circo, sempre fresche. Che si sa, il circo è l’unica forma d’arte che attecchisce nelle terre più sperdute del profondo Sud.Quale Sud, per l’esattezza, non è importante.
“Me l’ho dimenticato dove siamo”, dice Pasqualino Vitasnella, in un rigurgito di esistenzialismo naif. “O’bbar”, risponde un altro. Un luogo vale l’altro in questa specie di Sud imprecisato e addensato, in questa striscia di terra che collega Napoli alla Sicilia nello spazio di una piazzetta. Un luogo senza nome, attraversato periodicamente da un treno che annuncia le non-fermate che effettuerà, dove nove giovani vivono sospesi, come drogati, anestetizzati, letteralmente atrofizzati. Senza neppure aspettare Godot. Anime in pena senza passato, che non si capisce da dove provengano e dove siano dirette, senza una storia da raccontare né un obiettivo da raggiungere. Appagate in un giro di relazioni da manuale di soap opera da tv locale. Nel cast le due amiche del cuore, la ragazza velina del gullo di paese, il fratello maggiore iperprotettivo con la sorella imbranata, e la fidanzata perduta per cui si spasima che, se siamo a Napoli, si chiama necessariamente Annamaria. Vite informi e scontornate capaci, però, di farsi ammasso compatto per respingere con forza l’arrivo di uno straniero imprecisato che parla francese eppure non si capisce se sia rumeno marocchino o ucraino, o forse ebro turco, perché tanto nell’immaginario di chi non ha immaginazione le cose si assomigliano un po’ tutte e i dettagli sfumano e si perdono. La trama si sviluppa sui temi un po’ triti dell’amore omosessuale, della cacciata dello straniero, del rifiuto delle diversità, attraverso l’alternanza di momenti improntati al realismo ad altri di stampo più grottesco o simbolico. Nel complesso la drammaturgia è sfrangiata in molti fili che restano sciolti senza consentire una perfetta quadratura del cerchio alla fine. Lo stesso personaggio di Katzelmacher potrebbe essere eliminato senza troppi danni collaterali.ma poco importa.
Il valore reale dello spettacolo è nello sfondo, è nella capacità di racconta
re un certo Sud degli anni ’90, quello di una tipologia molto particolare di ventenni di oggi. Non più il Sud contadino, quello che si arroccava, e in un certo senso si giustificava, nell’impasto di tradizioni, religione e buon raccolto. Non il Sud degli artigiani, dei creativi, di chi sa giocare al gioco dell’arrangiarsi con fantasia. Non il Sud delle mozzarelle, dell’olio d’oliva e dei bambini che giocano per strada.
Questo è il sud dei paesi di provincia ridotti a dormitorio, quelli che hanno allevato una generazione cresciuta nell’ignoranza ma con la televisione commerciale e il computer. A forza di Mac Donald e reality show. Tra un programma di Maria de Filippi su Canale 5 e il videoclip del neomelodico  di turno sul canale locale. Una fetta di gioventù ancora diversa da quella votata agli Dèi Spritz e Iphone. Completamente tagliata fuori dalle vecchie logiche rurali ma emarginata anche dagli sviluppi (o le degenerazioni) capitalistici e dagli esiti della globalizzazione. Un popolo invisibile di giovani parcheggiati nelle squallide piazzette di paese, da mattino a sera, che aspettano la festa patronale per svagarsi ai luna park improvvisati, sempre gli stessi, da vent’anni, col tappeto volante, l’autoscontro e il calcinculo. Che passano le vacanze all’acquapark vicino casa.
Che vanno ai matrimoni con i vestiti di taffettà, per mangiare a sbafo e togliersi le scarpe per i balli di gruppo.La fotografia fornita dalla compagnia è perfetta; a guardarli bene i costumi non sono neanche costumi: sono vestiti fuori moda che abbiamo comprato dieci anni fa. Cinturoni rosa con le borchie, scarpe da ginnastica alte alla caviglia, vestiti di stoffa luccicante, pioggia di strass di plastica e cineseria varia.
Tra canzoni neomelodiche di Maria Nazionale, Gianni Celeste e Ciro Ricci, in una babele di dialetti anch’essi impoveriti, imbastarditi da linguaggio televisivo e grammatica italiana acquisita male, lo spettacolo è una rete fittissima di rimandi e citazioni intelligenti ai dettagli più trash delle realtà provinciali chiamate in causa. Rossella Menna per rumor(s)

COMPAGNIA NO(dance first, think later)

EVENTO FB

CINE TEATRO VOLTURNO OCCUPATO

via volturno, 37 [metro A/B termini, tanti notturni]

 

RISULTATI BANDO RESIDENZE CREATIVE – part2

  • marzo 25, 2014 13:29

A fronte di diverse proposte arrivate, abbiamo privilegiato proposte di:

 

1. Compagnie più numerose

2. Compagnie che ci sembrava proponessero un lavoro su temi contemporanei o, comunque, di più precipuo interesse sociale.

3. Compagnie che lavoravano a progetti in partenza, in via di formazione e non a spettacoli già esistenti.

 

Detto ciò ringraziamo di cuore tutte le compagnie che hanno voluto partecipare, le invitiamo a non perdere il contatto con noi e a vivere questo spazio non solo come un agglomerato di mura, ma come una casa viva nella quale si fanno cose.

E a questo scopo:

a. le avvisiamo che le inseriremo in una newsletter (dalla quale, ovviamente, se vorranno potranno sfilarsi) che verrà utilizzata per informarle degli appuntamenti teatrali, culturali e politici del Volturno

b. che li invitiamo a vedere le dimostrazioni di lavoro di fine residenza che faranno le compagnie che sono state selezionate grazie a questo bando; dimostrazioni che hanno lo scopo di mettere in comune e in discussione l’esperienza fatta al Volturno e quindi, appunto, di renderlo non solo “sala di prova” ma soprattutto “casa abitata”.

 

COMPAGNIE SCELTE:

Teatro delle viti  7/4-20/4
Compagnia Zanfretta 21/4 – 4/5
Compagnia Sakuntala 5/5 – 18/5

 

Grazie a tutt*

il collettivo del CineTeatroVolturnoOccupato

 

VEN14MAR – MAGNO, BEVO…E LOTTO CONTRO STO’ TRENO..e poi spettacolo

  • marzo 10, 2014 14:39

magno

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Venerdi 14 Marzo
CINE TEATRO VOLTURNO OCCUPATO
★—————————————————–★
cena a sostegno delle spese legali per i processi notav dei\delle compagn@ di roma…

durante la serata :

Improvvisazione di teatro sul tema della TAV, ad alta comicità e contro l’alta velocità

Circomare Teatro improvviserà con le maschere della commedia dell’arte su di un canovaccio pensato sul tema della TAV.
★—————————————————–★

Dopo più di 20 anni di resistenza popolare,
la lotta NO TAV è diventata la lotta di tutti e tutte
coloro che si battono contro la follia devastatrice
di questo sistema basato sui profitti. Ma una lotta forte non può
che dare fastidio a quelle istituzioni la cui unica funzione è
proprio proteggere quei profitti. Perciò in questi anni in tutta
Italia e non solo, centinaia di persone stanno facendo i conti
in vari modi con la repressione…e con le relative spese legali!
Da ora in avanti gli inquisiti NO TAV romani si mettono ai
fornelli, assieme a tanti e tante solidali per dare vita
nella città di roma ad una cassa comune a sostegno delle spese
legate ai vari processi notav; ma soprattutto nel farlo
vogliamo ritrovare ogni settimana quello spirito che
è la forza del movimento NO TAV, la condivisione dal basso,
la socialità libera e sincera di chi vuole un mondo completamente
diverso da questo e si impegna ogni giorno per costruirlo.
Le esperienze di ogni giorno ci insegnano che non c’è lotta senza
allegria, e allora anche di fronte ai guai teniamo alto il morale,
continuiamo a cospirare per lottare contro il TAV,
affondiamo la forchetta nel piatto e alziamo il bicchiere per
brindare alla libertà di tutti e tutte!

…stay tuned, stay NO TAV!

NO TAV LIBERI TUTTE

EVENTO FACEBOOK

CINE TEATRO VOLTURNO OCCUPATO

via volturno 37 [metro A/B | tanti notturni ]

2fase – BANDO 2013/2014 RESIDENZE TEATRALI CINE TEATRO VOLTURNO OCCUPATO

  • marzo 7, 2014 02:01

001

Bando Residenze teatrali al Volturno

2013-2014 (seconda tappa)

+

PROGETTO FESTIVAL DELLE RESIDENZE

(fine maggio maggio 2014)

Il Volturno occupato prosegue la stagione delle residenze teatrali iniziate a fine 2013 con una nuova tranche dal 24 Marzo al 18 Maggio  .

Il collettivo che ha occupato questo splendido spazio perché fosse restituito alla città come centro di cultura alternativa ed indipendente, luogo di condivisione sociale e riflessione politica, comunica alle compagnie autoprodotte di teatro che la sala del Cine Teatro Volturno Occupato è aperta alle prove delle stesse e le invita a partecipare al bando in oggetto.

Lo fa per una serie di ragioni.

Perché il Volturno è uno spazio di tutte e tutti coloro che intendano attraversarlo, godendo delle notevoli potenzialità ivi presenti, partecipando ai momenti di autogestione e avendo cura del buono stato della struttura.

Perché la vocazione teatrale di Roma, da almeno una trentina di anni, per colpevole politica culturale di chi l’ha governata (che ha finanziato quasi esclusivamente rassegne ed “eventi”), è stata quella di posto dove distribuire, dove mostrare, dove mettersi e mettere in “vetrina”. E questo a discapito degli investimenti sulla produzione, incentivando la produzione solo con la creazione di un mercato fittizio, drogato dai bandi, instabile e per ragione di cose, dominato da logiche servili e clientelari. Pensiamo invece che le persone crescano creando e che sia necessario ridare fiato, aiutare la produzione e la ricerca. La praticabilità di questo spazio, il suo non pretendere in cambio di questa praticabilità alcun prodotto, ma solo uno scambio di esperienze (v. sotto), vuole incentivare quindi il lavoro creativo e disinnescare la paranoia dimostrativa e da piazzista che spesso angustia gli operatori teatrali.

Perché mettendo in comune questo spazio di prove si fa dumping rispetto a chi invece tende a capitalizzare quelli che ha. Si sottraggono risorse alle rendite immobiliari restituendole ai lavoratori del teatro perché li usino per loro. Si tratterà di un’operazione di piccola entità, nel panorama complessivo della città, ma sappiamo che non è piccola cosa nella coscienza e nelle tasche di chi fa teatro e usufruisce di questa possibilità.

Perché ci teniamo a condividere la possibilità di partecipare alla vita e alla cura dello spazio, di stare in un processo di autogestione, e attraverso questo, di riprendersi una parte di quel protagonismo sociale che è diritto di ogni cittadino e del quale la società nella quale viviamo tende sistematicamente a privarci.

Quando

Il progetto delle residenze quest’anno si è articolato in due fasi. La prima si è già tenuta ed è stata dall’ultima settimana di settembre a metà novembre 2013. Col presente bando si dà avvio alla seconda fase che si svolgerà dal 24 marzo al 18 maggio 2014.

Le compagnie possono richiedere lo spazio per le prove e i laboratori (nel momento in cui questi sono effettivamente laboratori, cioè momenti di ricerca teatrale da parte di tutti i partecipanti, e non quando sono seminari a pagamento) per un tempo minimo di una settimana e massimo di un mese (4 settimane). Lo spazio sarà disponibile dalle 9,30 alle 17,00 dal lunedì al venerdì.

Cosa si offre ai partecipanti.

La disponibilità dello spazio del Volturno per le prove.

Lo spazio è dotato di un’illuminazione diffusa fissa e di una cassa acustica abbastanza potente.

Si offre la possibilità di partecipare attivamente al primo FESTIVAL DELLE RESIDENZE.

Cosa si richiede e cosa non si richiede ai partecipanti.

Non si richiedono soldi.

Si richiede di rispettare il codice di comportamento affisso in bacheca e/o inviato via mail.

Si richiede, concretamente, di curare lo spazio come se si fosse ospitati temporaneamente a casa di una persona a cui si tiene. Il che significa: pulirlo autonomamente, lasciarlo al meglio di come si può e tendenzialmente sempre meglio di come lo si è trovato, evitare sprechi e imprudenze, chiudere spazi di cui, eventualmente, è stata data la chiave, comportarsi responsabilmente in caso di emergenze, non dilapidare il patrimonio che vi si trova e se si rompe qualcosa aggiustarla.

Si richiede ai residenti, a tutti i membri della compagnia in residenza, una mezza giornata di lavoro per il Volturno ogni settimana di residenza.

Ogni compagnia dovrà avere UN (e UNO SOLO) referente organizzativo, deputato a tenere i contatti col collettivo del Volturno. Si richiede a questo referente di aggiornarsi sull’attività del Volturno e partecipare alle assemblee per il periodo in cui è residente. Ciò nonostante è auspicabile una partecipazione ampia dal resto della compagnia.

 

Scadenza del bando e requisiti per parteciparvi.

I termini per la presentazione della richiesta di partecipazione bando scadono il 15 marzo 2014.

E’ necessario mostrare, tra le 15 e le 17 della domenica successiva all’ultimo giorno di residenza, una prova aperta sul lavoro fatto (prova aperta che può durare anche pochi minuti). Questa prova aperta è proprio una prova aperta e le sue caratteristiche saranno decise dalla compagnia stessa in base ai risultati raggiunti. Può essere un training, una scena con le interruzioni del regista, una serie di scene, uno spettacolo vero e proprio… Come vuole la compagnia.

Non ci sono altri requisiti, a parte il fatto che la compagnia non sia finanziata con fondi FUS e che sia priva di sede stabile a Roma. L’assemblea del Volturno tenderà, comunque, a favorire (pur senza farsene un obbligo) quei progetti sui quali non siano stati erogati finanziamenti specifici. È obbligo pertanto delle compagnie, comunicare al collettivo del Volturno l’eventuale presenza di finanziamenti erogati per il progetto proposto.

Come ricorda il codice di comportamento, questo non è uno spazio apolitico. Per cui nella selezione, che è a insindacabile discrezione dell’assemblea di gestione del Volturno, è chiaro che una residenza su un testo che esalta le imprese della Decima Mas, così tanto per fare un esempio, non ha alcuna probabilità di essere accettato.

Come partecipare al bando

Le compagnie che intendono partecipare al bando devono inviare per mail a arteatrovolturno@inventati.org la richiesta con una presentazione del progetto (lunghezza massima due cartelle, per favore) e una presentazione della compagnia o dei suoi elementi principali e/o della sua poetica e attività (anche qui non più di 4 cartelle, per favore). L’oggetto della mail dovrà indicare la seguente dicitura: “PROPOSTA RESIDENZA”.

Va, ovviamente e obbligatoriamente, indicato il periodo richiesto e l’orario.

Va indicato se il progetto gode già di finanziamenti pubblici oppure no.

Sono gradite informazioni sul tipo di presentazione finale che si intende fare, sulle caratteristiche del pubblico che si intende invitare e sull’eventuale politica di comunicazione che si intende adottare in vista di questa performance.

N.B. Il Volturno è uno spazio occupato politicamente attivo. E’ possibile (è già successo, sia pure solo rare volte) che eventuali emergenze politiche, fatti imprevisti e urgenti, vadano ad incidere sul regolare scorrere degli appuntamenti laboratoriali richiedendo l’utilizzo dello spazio del Volturno per altre attività e iniziative. In questo caso si richiede alle compagnie di accettare con buona pace e sorriso (e se magari gli va anche con spirito di condivisione e partecipazione) questa interruzione del lavoro.

 

IL FESTIVAL DELLE RESIDENZE

Alla fine del periodo dedicato alle residenze, al Volturno si svolgerà un festival.

Questo festival, il cui programma nei dettagli è da definire (e sarà definito insieme nei prossimi mesi, con il concorso e la partecipazione delle compagnie selezionate da questo e dal precedente bando) prevede un periodo che va da cinque a dieci giorni, a fine maggio-inizio giugno in cui le compagnie che hanno fatto le residenze al Volturno nel 2013-2014 vivranno questo spazio e lo animeranno, sia scambiando tra loro esperienze, sapienze e conoscenze che trovando momenti di apertura alla città con iniziative collettive e/o curate dalle singole compagnie (conferenze, prove aperte, spettacoli, ecc.)

Il FESTIVAL DELLE RESIDENZE è una tappa ulteriore nel percorso politico e culturale che il Volturno occupato svolge in ambito teatrale. Se IL BANDO DELLE RESIDENZE sostiene la crescita della ricerca e della produzione artistica indipendente attraverso la possibilità di utilizzare per le prove e di vivere questo splendido spazio – e quindi attraverso il rapporto con questa architettura e con la partecipazione al processo di gestione del Volturno, abitato da tante istanze artistiche e politiche, da tante lotte che si svolgono nella città -, il FESTIVAL DELLE RESIDENZE si pone altri obiettivi, e cioè: 1. stimolare una crescita di sapienze specificamente performative attraverso gli scambi artistici tra le compagnie 2. attraverso i momenti di discussione, tavole rotonde tematiche e attraverso l’esperienza della gestione comune del festival stesso, promuovere una crescita di conoscenze e coscienze relative sia alle intersezioni del teatro con la vita della città che al funzionamento e alla crescita dell’arte indipendente e dei centri che la producono (e/o che sono da lei abitati).