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Comunicato Rete Diritto alla Città per denunce su rioccupazione Scup

  • luglio 27, 2015 13:50

Comunicato Rete Diritto alla Città per denunce su rioccupazione Scup

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Il 7 maggio 2015, all’alba, veniva sgomberato SCUP, spazio occupato a San Giovanni. Il 7 maggio 2015, al tramonto, veniva occupato il nuovo SCUP da un corteo cittadino che denunciava lo sgombero, ma anche l’arroganza e le procedure anomale utilizzate dalla proprietà a scapito della volontà di un intero territorio.
Nelle ultime ore stanno sopraggiungendo decine di denunce per quei fatti. La celerità, generalmente anomala alla magistratura romana, ci restituisce l’idea che evidentemente quella giornata non sia andata molto giù all’amministrazione, al prefetto e alle forze dell’ordine.

In effetti, ammettiamo, che le facce basite della questura siano un ricordo piacevole di quel pomeriggio. Ma ancor più soddisfacente è stato vedere tanti e tante, dopo essere stati tutta la mattina sotto al sole inermi a vedere le ruspe fare a pezzi Scup, attraversare le strade di San Giovanni con il preciso intento di non far precipitare nelle macerie la ricchezza che quello spazio ha significato per il territorio.

Nato da quella voglia collettiva, infatti, Scup ha ritrovato non solo casa, ma una vera complicità con la Roma solidale. Una soluzione di continuità che leggiamo come una piccola ma significativa vittoria, e certo non scontata nella fase che stiamo attraversando. Una fase che a suon di sgomberi, intimidazioni, ammende economiche e svendita del patrimonio pubblico al miglior offerente privato, sta determinando un tabula rasa ed un’aperta guerra agli spazi sociali.

Come rete per il diritto alla città abbiamo ben chiaro che le coercizioni che gli spazi sociali ed i suoi attivisti subiscono sono il ritratto di un cambio di paradigma più generale. Non è una casualità che proprio in questi giorni di afa, la giunta Marino (sotto lo scacco direttivo della segreteria nazionale del PD), stia sancendo la definitiva messa a bando di un gran numero di servizi, dal trasporto alla gestione dei rifiuti, per citarne qualcuno. Così, mentre i romani in questi giorni afosi trovano rinfresco tra i nasoni di Roma (ancora per poco pubblici), la versione renziana della giunta Marino sta meschinamente predisponendo una sicura – ma non piacevole – doccia gelata per settembre che spazzerà definitamente quel poco che rimaneva dei servizi pubblici, di tutele sociali, garanzie e diritti. Mentre il vergognoso scempio di Mafia Capitale ha lentamente consumato, depauperato e spremuto fino al midollo le casse del Campidoglio rendendo proficue persino le emergenze sociali, Roma viene investita dall’ignaro compito di essere archetipo e modello da seguire per risanare il dilapidato debito di bilancio comunale. E allora ecco che parallelamente a qualche bacchettata moralista contro il corrotto di turno e alla privatizzazione strategica delle politiche sociali e dei servizi, compaiono grandi e piccoli processi speculativi che in nome della rendita finanziaria ed immobiliare cementificheranno
ettari di verde a Roma Sud per costruire il “necessario” stadio della Roma, costruiranno centri commerciali a Tor Pignattara, capovolgeranno la città in nome della candidatura di Roma alle Olimpiadi 2024.

Siamo di fronte ad una città allo sbaraglio, dove le sacche di resistenza, di denuncia politica e contrarietà vengono pedissequamente colpite in termini repressivi, mentre il resto di Roma si trova nel mezzo tra l’incudine del populismo grillino e il martello di una destra fascista che rimodula il suo pericoloso intervento politico e sociale. Una città che nel sociale cavalca la dottrina del decoro scambiando e riducendo il concetto di “qualità della vita” a quello della “sicurezza” e nel politico istituzionale propone l’uscita neoliberista di Mafia Capitale.

Che la situazione fosse complicata lo sapevamo da tempo ed è per questo che è da altrettanto tempo che stiamo sperimentando e scommettendo su forme nuove di rapporti sociali, su nuovi processi di definizione delle relazioni, di complicità, di mutualismo e di cooperazione che provino a ristabilire un equilibrio ed un’equità sociale che ad oggi è ridotta all’osso. L’esperienza di Roma Comune è stata solo l’inizio e non saranno certo le ennesime denunce intimidatorie che fermeranno le nostre rivendicazioni.

RETE DIRITTO ALLA CITTA’

Dagli Spazi sociali alle Reti solidali Pratiche del comune contro la Roma della speculazione e di Mafia Capitale

  • giugno 16, 2015 10:48

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Mentre il nuovo scandalo di Mafia Capitale continua a mostrare la vera faccia di un’amministrazione comunale clientelare e corrotta che fa di ogni emergenza sociale un’occasione per fare affari, la tanto invocata “legalità” – sbandierata in primis dalla gestione prefettizia di Gabrielli – continua ad imporsi alle realtà che a Roma si autorganizzano, dimostrando che la qualità e la differenza delle pratiche di autogoverno attive sul territorio non sono tollerate in quanto vero ostacolo tra la città e la sua trasformazione all’insegna della rendita e della speculazione.

Oggi più che mai si fa evidente il paradosso: illegale è quindi chi costruisce tessuto sociale, cultura e welfare dal basso, e a sanzionare questa “illegalità diffusa” è un’amministrazione comunale che mostra la sua incompatibilità con le esigenze concrete di chi la abita e di chi se ne occupa. Un sistema che produce precarietà, impoverimento, segregazione, corruzione e speculazione che può essere arginato solo attraverso l’implementazione di  nuove pratiche del comune, nuove relazioni solidali, modalità inedite di mutualismo dentro la crisi, di riappropriazione della decisione sui territori, di risorse e servizi, di difesa e moltiplicazione degli spazi sociali.
“Né pubblico, né privato: comune!” Ne abbiamo fatto la nostra parola d’ordine perché vogliamo partire dall’evidenza che gestione pubblica e privata costituiscono, ormai, due facce della stessa medaglia. Come spazi e laboratori sociali di Roma crediamo sia necessario imporre una svolta al pericoloso tentativo di “riscrittura” delle nostre città. Un tentativo che non tocca soltanto gli spazi sociali ma coinvolge la società tutta. Non ultimo il mondo dell’associazionismo e della cooperazione sociale, dove la produzione di “precari” posti di lavoro è barattata con una mera esecuzione asettica di politiche di salvaguardia delle emergenze piuttosto che di risoluzione effettiva.

Abbiamo la necessità di interpretare e condividere ciò che avviene nella società ed articolare una risposta che non sia mera retorica antagonista mirata all’autoconservazione dell’esistente, ma che rimetta al centro la questione di chi decide in questa città. Sentiamo l’esigenza di valorizzare collettivamente, attraverso la scrittura di un Carta, le esperienze di autogestione, perché non è lo spazio delle istituzioni pubbliche quello che ci interessa, né tantomeno la sterile resistenza agli attacchi che riceviamo in totale continuità con i processi attivi sulla città, ma l’allargamento e la costruzione di nuovi spazi decisionali, nuova cooperazione sociale, nuova organizzazione di indipendenza in grado di diventare un’opzione credibile di risposta alla miseria che ci circonda.

 

Per questo invitiamo tutte le realtà che articolano un ragionamento sulla cooperazione e l’indipendenza, che sperimentano forme di lavoro senza padroni, che producono in una dinamica autogestita e nel mutualismo, che praticano la solidarietà attiva tra soggetti sociali, che operano nel mondo della cultura e del lavoro cognitivo sfruttato e deregolamentato, che si battono contro le speculazioni, contro le privatizzazioni e per i beni comuni, per il diritto all’abitare, per la difesa del territorio e dell’ambiente, per i diritti nel mondo del lavoro, a un confronto pubblico sulla città e sulle vite di chi la abita, e che, oggi più che mai, ci dobbiamo riprendere!

Rete per il Diritto alla Città

Assemblea pubblica 20 Giugno Ore 17
Stay tuned!!

CIAO LEO…CONTINUIAMO A RESPIRARE INSIEME

  • aprile 23, 2015 15:15

CIAO LEO!!!

Venerdi 24 Aprile dalle 11.00 alle 14.30 ci vediamo al CSOA ex SNIA per salutare tutt@ insieme Leonardo…

Un grande Amico, oltre che uno straordinario Compagno di lotte ed avventure…

Ci sarà un Libero Piccolo Mondo di Leonardo ad accoglierci

e ci sarà la possibilità di ricordarlo nelle molteplici varietà da lui stesso incontrate nel suo indimenticabile percorso…

Ci saremo noi, i suoi amici, le sue amiche, le sue compagne e i suoi compagni…

Ci saremo noi che continueremo a respirare insieme, illuminati da una stella intramontabile.

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CIAO LEO…

Rapido come un balzo felino hai assalito il cielo, 
lo stesso movimento che indicavi da quaggiù
ora è un lampo eterno che brilla senza tempo…

…miao

 

PIAZZA TEATRO E DIECI GIORNI DI CULTURA INDIPENDENTE

  • novembre 22, 2014 11:58

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OFF – FESTIVAL DEL CINEMA CHIUSO ed. 2014

  • ottobre 16, 2014 11:21

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FESTIVAL DEL CINEMA CHIUSO OFF ed. 2014
Anche quest’anno torna, nei giorni della decadente parata del business cinematografico all’auditorium, il Festival del Cinema Chiuso OFF.

Dal 16 al 25 Ottobre la cultura resistente ed indipendente sarà nelle strade, nelle piazze, negli spazi sociali – continuando a sperimentare pratiche di riattivazione urbana e ad immaginare traiettore di liberazione e riappropriazione.

L’apertura del Festival toccherà due emblematici cinema del Pigneto, il Preneste e l’Avorio – il primo liberato e sottratto alla speculazione da quattro anni, il secondo abbandonato e chiuso nonostante possa e debba essere un presidio culturale e sociale in un territorio ricco di problematiche e di contraddizioni.

Giovedì 16 Ottobre dalle ore 17.00 davanti al CINEMA CHIUSO AVORIO nel quartiere Pigneto.

EVENTO FB: https://www.facebook.com/events/1479934132290243/

Sabato 18 al CINEMA PRENESTE OCCUPATO GPRV in via Alberto da Giussano dalle ore 20.00

EVENTO FB: https://www.facebook.com/events/1499276290339100/

La settimana successiva le iniziative si diffonderanno nella città, anche per denunciare i gravi sgomberi degli ultimi mesi – come quello del Cinema Volturno, uno dei nodi della rete OFF – e gli attacchi alla cultura indipendente.

► 25 OTTOBRE - CINEMA PRENESTE GPRV

Il Festival si concluderà con un brindisi ed una cena ed un dibattito sulla cultura indipendente a partire dalla presentazione di “lotta di classe sul palcoscenico”, a seguire la rassegna di musica indipendente MUSIQUE vol.1 – EVENTO FB: https://www.facebook.com/events/1547652698780678/?fref=ts

Per info: http://offestivalcinemachiuso.wordpress.com/

 

Di seguito il COMUNICATO DI CONTESTAZIONE PERFORMATIVA di fronte al Cinema Metropolitan Chiuso in occasione della CONTRO-CONFERENZA di apertura di

OFF – FESTIVAL DEL CINEMA CHIUSO 2014 contrapposta alla CONFERENZA di apertura del FESTIVAL DEL CINEMA DI ROMA 2014:

azione

Roma è un deserto culturale!!!

In questo modo si presenta la città in cui viviamo.
Una città dove spazi di libera creazione e distribuzione, il cui prodotto sia accessibile a tutte e tutti, semplicemente non esistono.
Una città in cui la formazione, dai saperi artistici a quelli artigianali passando per quelli relativi alla sanità, all’assistenza, ai mestieri, in generale la conoscenza, è alla portata esclusiva di una ristretta fascia, abbiente, di popolazione.
Una città in cui mancano i servizi sociali essenziali per uno sviluppo comunitario, ma non sono certo pochi gli investimenti operati per il benessere di una élite già abbondantemente “coccolata” sia dai favori di un settore pubblico particolarmente accondiscendente, sia dai grandi profitti riscossi dal privato.
Una città in cui ogni genuino movimento di autodeterminazione sulle nostre vite, viene continuamente e solertemente stretto nella morsa della speculazione privata e della repressione “legale” poliziesca.

Della desertificazione culturale romana, di cui la giunta comunale ne è la fiera per quanto tacita portabandiera, la situazione delle sale cinematografiche chiuse è quanto mai emblematica.

Sono oltre quaranta i cinema chiusi, collocati in quartieri popolari che ora come mai soffrono gli effetti delle politiche di austerità con la ulteriore diminuzione dei già risicati servizi, dai trasporti alle biblioteche.

Ebbene, dopo decenni di indifferenza delle amministrazioni e di attese dei palazzinari, finalmente è arrivato il momento giusto per poter “battere cassa” e, a scapito proprio di precedenti mobilitazioni dal basso su questa tematica, ora qualcosa si muove.

E si muove nella peggiore delle direzioni.

Importanti esperienze di riattivazione, come i cinema e i teatri occupati, i centri di cultura indipendente e i luoghi di autorganizzazione dei movimenti per il diritto all’abitare, sono state sgomberate.

Nel frattempo, si fanno largo progetti di “riqualificazione” di stampo prettamente commerciale, destinando luoghi adibiti alla cultura ad altre attività (centri commerciali, bingo e ristoranti sono solo alcune delle nobili varietà), alle volte con varianti della già pessima delibera nuova cinema paradiso che consente il cambio di destinazione d’uso per il 40% della superficie.

In questo rinnovato interesse speculativo vanno ricondotte anche atti amministrativi che taluni hanno forse ingenuamente letto come risultati positivi.

La c.d. “delibera Franceschini” sulle sale dismesse, ad esempio, non impone affatto alcun vincolo o alcuna tutela alle sale storiche oltre a quanto già disposto dalla normativa, bensì stabilisce un censimento che rischia di essere un primo passo per un “assalto” ai cinema chiusi, anche attraverso un generico fondo di 12 milioni di euro per il sostegno alla riapertura delle sale senza vincolarne le modalità (magari una sala da cento posti e quaranta negozi).

Quanto sta accadendo riguardo ai cinema chiusi è emblematico di una città dove la cultura è sotto attacco (da quella elitaria del teatro dell’opera all’arte di strada), dove viene negato il diritto alla città, dove gli interessi di pochi prevalgono sui diritti di molti e dove l’amministrazione locale e nazionale, con il sorriso e l’ipocrisia democratica, arrivano oltre a quello che ci avevano imposto anni di Alemanno e Berlusconi, dove sfratti e sgomberi sono divenuti ordinari episodi di ordine pubblico.

Ma quanto si è sviluppato nei e dai cinema occupati, così come in tantissimi spazi autogestiti, occupati e restituiti ai territori, è anche emblematico di quanto sia vasto e resistente un tessuto altro e conflittuale nella metropoli, di quanto sia radicata un’idea diversa di abitare la metropoli, di quanto sia vitale la produzione culturale autonoma e indipendente a fronte di un cultura “mainstream” sempre piu’ decadente.

Ed è anzitutto questo tessuto che animerà l’edizione 2014 di OFF – FESTIVAL DEL CINEMA CHIUSO DI ROMA

Un Festival che da quattro anni immagina traiettorie e sperimenta pratiche sociali e culturali di riappropriazione della metropoli.

Mentre il Festival del Cinema di Roma, che si svolgerà negli stessi giorni, annuncia di unificarsi per l’anno venturo al Fiction Fest e decide di proporre come evento clou la proiezione di “Soap Opera”, altrove batte la vivacità culturale, antagonista al binomio cultura-intrattenimento tanto caro agli architetti della città vetrina, bella solo per chi può permettersela, ma inutile a tutti e tutte.

E questo porteremo davanti ai cinema chiusi o quelli vergognosamente sgomberati, dentro quelli liberati che resistono, dentro spazi di riappropriazione collettiva.

Dal 16 al 25 Ottobre la cultura resistente ed indipendente sarà nelle strade, nelle piazze, negli spazi sociali, continuando a sperimentare pratiche di riattivazione urbana e ad immaginare traiettorie di liberazione e riappropriazione.

E non finisce qui…
E non è tutto…

 

# DIRITTO ALLA CITTA’

 

COMUNICATO AZIONE PERFORMATIVA DELLA CULTURA INDIPENDENTE DAVANTI AL METROPOLITAN

  • ottobre 15, 2014 17:30

azione

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Roma è un deserto culturale!!!

In questo modo si presenta la città in cui viviamo.
Una città dove spazi di libera creazione e distribuzione, il cui prodotto sia accessibile a tutte e tutti, semplicemente non esistono.
Una città in cui la formazione, dai saperi artistici a quelli artigianali passando per quelli relativi alla sanità, all’assistenza, ai mestieri, in generale la conoscenza, è alla portata esclusiva di una ristretta fascia, abbiente, di popolazione.
Una città in cui mancano i servizi sociali essenziali per uno sviluppo comunitario, ma non sono certo pochi gli investimenti operati per il benessere di una élite già abbondantemente “coccolata” sia dai favori di un settore pubblico particolarmente accondiscendente, sia dai grandi profitti riscossi dal privato.
Una città in cui ogni genuino movimento di autodeterminazione sulle nostre vite, viene continuamente e solertemente stretto nella morsa della speculazione privata e della repressione “legale” poliziesca.

Della desertificazione culturale romana, di cui la giunta comunale ne è la fiera per quanto tacita portabandiera, la situazione delle sale cinematografiche chiuse è quanto mai emblematica.

Sono oltre quaranta i cinema chiusi, collocati in quartieri popolari che ora come mai soffrono gli effetti delle politiche di austerità con la ulteriore diminuzione dei già risicati servizi, dai trasporti alle biblioteche.

Ebbene, dopo decenni di indifferenza delle amministrazioni e di attese dei palazzinari, finalmente è arrivato il momento giusto per poter “battere cassa” e, a scapito proprio di precedenti mobilitazioni dal basso su questa tematica, ora qualcosa si muove.

E si muove nella peggiore delle direzioni.

Importanti esperienze di riattivazione, come i cinema e i teatri occupati, i centri di cultura indipendente e i luoghi di autorganizzazione dei movimenti per il diritto all’abitare, sono state sgomberate.

Nel frattempo, si fanno largo progetti di “riqualificazione” di stampo prettamente commerciale, destinando luoghi adibiti alla cultura ad altre attività (centri commerciali, bingo e ristoranti sono solo alcune delle nobili varietà), alle volte con varianti della già pessima delibera nuova cinema paradiso che consente il cambio di destinazione d’uso per il 40% della superficie.

In questo rinnovato interesse speculativo vanno ricondotte anche atti amministrativi che taluni hanno forse ingenuamente letto come risultati positivi.

La c.d. “delibera Franceschini” sulle sale dismesse, ad esempio, non impone affatto alcun vincolo o alcuna tutela alle sale storiche oltre a quanto già disposto dalla normativa, bensì stabilisce un censimento che rischia di essere un primo passo per un “assalto” ai cinema chiusi, anche attraverso un generico fondo di 12 milioni di euro per il sostegno alla riapertura delle sale senza vincolarne le modalità (magari una sala da cento posti e quaranta negozi).

Quanto sta accadendo riguardo ai cinema chiusi è emblematico di una città dove la cultura è sotto attacco (da quella elitaria del teatro dell’opera all’arte di strada), dove viene negato il diritto alla città, dove gli interessi di pochi prevalgono sui diritti di molti e dove l’amministrazione locale e nazionale, con il sorriso e l’ipocrisia democratica, arrivano oltre a quello che ci avevano imposto anni di Alemanno e Berlusconi, dove sfratti e sgomberi sono divenuti ordinari episodi di ordine pubblico.

Ma quanto si è sviluppato nei e dai cinema occupati, così come in tantissimi spazi autogestiti, occupati e restituiti ai territori, è anche emblematico di quanto sia vasto e resistente un tessuto altro e conflittuale nella metropoli, di quanto sia radicata un’idea diversa di abitare la metropoli, di quanto sia vitale la produzione culturale autonoma e indipendente a fronte di un cultura “mainstream” sempre piu’ decadente.

Ed è anzitutto questo tessuto che animerà l’edizione 2014 di OFF – FESTIVAL DEL CINEMA CHIUSO DI ROMA

Un Festival che da quattro anni immagina traiettorie e sperimenta pratiche sociali e culturali di riappropriazione della metropoli.

Mentre il Festival del Cinema di Roma, che si svolgerà negli stessi giorni, annuncia di unificarsi per l’anno venturo al Fiction Fest e decide di proporre come evento clou la proiezione di “Soap Opera”, altrove batte la vivacità culturale, antagonista al binomio cultura-intrattenimento tanto caro agli architetti della città vetrina, bella solo per chi può permettersela, ma inutile a tutti e tutte.

E questo porteremo davanti ai cinema chiusi o quelli vergognosamente sgomberati, dentro quelli liberati che resistono, dentro spazi di riappropriazione collettiva.

Dal 16 al 25 Ottobre la cultura resistente ed indipendente sarà nelle strade, nelle piazze, negli spazi sociali, continuando a sperimentare pratiche di riattivazione urbana e ad immaginare traiettorie di liberazione e riappropriazione.

E non finisce qui…
E non è tutto…

 

# DIRITTO ALLA CITTA’

DIRITTO ALLA CITTA’ IN PIAZZA DEI SANNITI – SAB4OTT dalle 16.00

  • ottobre 1, 2014 16:47
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Palestre popolari, artisti di strada, osterie popolari, musica e cultura indipendente.

#dirittoallacitta
#Tuttiliberi


Sabato 4 ottobre Piazza dei Sanniti

★Storie in piazza:Palestre popolari,artisti di strada,osterie popolari,musica e cultura indipendente

►Ore 16 Esibizioni delle Palestre popolari

►Ore 18 Artisti di strada, Murghe, Titubanda, Reading

►Ore 20 presentazione dell'agenda Urbana

►Ore 20.30: Cena popolare a cura delle osterie popolari

►Ore 20.45 Concerto di Giulia Anania | Militant-A | reggae in piazza con Lampa Dread/Sego/Baracca

In visita negli Stati Uniti al Primo Ministro Renzi è scappato di bocca 
"Per primo ho la consapevolezza che alcune cose vanno cambiate in modo quasi violento". 
Doveva essere un segnale a banda larga perchè a Roma, il giorno dopo le dichiarazioni del premier, 
il segnale è arrivato forte e chiaro. Sono andati agli arresti cautelari due esponenti 
del movimento romano, 
Nunzio D'Erme del Centro Sociale Corto Circuito e Marco Bucci, del Centro Sociale Spartaco. 
Ulteriori arresti che, sommati a quelli a carico di Paolo e Luca, 
sono un segnale forte per tutti quelli 
che si oppongono all’imposizione della radicale trasformazione della città e delle nostre vite, 
a partire dalla svendita del patrimonio pubblico, dalla privatizzazione dei servizi, 
dallo smantellamento del welfare, 
dalla desertificazione delle politiche culturali.

Gli effetti di queste politiche mortifere sono evidenti: Roma è una città, ormai, 
chiaramente allo sbando. 
Solo nelle ultime settimane: Corcolle, Tor Pignattara, l'aggressione a 
tre ragazze al Pigneto da un gruppo di uomini. 
Una famiglia con due minori è stata sfrattata a Centocelle, e durante 
il picchetto di solidarietà 
la Polizia carica senza avvertimento un gruppo di persone che volevano difendere il diritto 
di quella famiglia a non finire per strada. Due rappresentanti 
del sindacalismo di base e conflittuale licenziati in tronco 
per avere denunciato sui media main stream le loro condizioni di sfruttamento. 
Prima dell'estate otto mila bambini a Roma sono rimasti senza asilo nido. 
I genitori? Tutti precari o disoccupati.

Nella città di Roma a scontrarsi non sono le culture, sono le persone. 
Ma qui sullo scontro qualcuno ha scommesso forte, perché lo scontro è redditizio 
tanto da aver regalato il dono dell'invisibilità al Sindaco di Roma Marino, 
a meno che non stia a 
Palazzo dei Conservatori a fare compagnia all'originale del Marc'Aurelio. 
Un sindaco che consegna la città alla Magistratura e alla Questura, 
mentre promuove incontri istituzionali con 
28 sindaci d’Europa pensando di poter introdurre politiche vincenti 
in tema di agenda urbana a suon 
di investitori finanziari e grandi speculazioni senza sporcarsi le mani 
con le grandi sofferenze sociali che pullulano nel tessuto metropolitano.

A Roma pero' sta accadendo qualcosa che i romani cominciano a realizzare, 
perché questo scontro tra persone, 
tra "razze", tra disperazioni metropolitane si sta dimostrando il più grande laboratorio di 
repressione sociale mai sperimentato prima, dove la chiusura di spazi di agibilità politica 
a suon di sgomberi e sfratti, va a braccetto con le restrizioni della libertà 
dei compagni da sempre impegnati nelle lotte sociali.

È arrivato il tempo di ri-alzare la testa. A partire dalla richiesta della immediata scarcerazione di 
Nunzio e Marco il giorno dell’udienza del tribunale del riesame a metà ottobre, 
così come della revoca dei domiciliari per Luca e Paolo, 
attivisti dei Movimenti per il diritto all'abitare (udienza 10 ottobre) e degli obblighi di firma 
a carico di altri compagni per aver partecipato attivamente al corteo dello scorso 31 ottobre.

È arrivato il tempo di ricostruire legami sociali indeboliti in una Roma mangiata dalle privatizzazioni 
che vuole continuare a vivere come città, a godere di spazi comuni, 
di servizi per tutti e dove si può respirare aria di libertà e democrazia.

"Con Roma città aperta l'Italia ha riconquistato il diritto di guardarsi di nuovo in faccia" 
disse Jean-Luc Godard 
all'uscita del film. Oggi è venuto il momento di riconquistare il diritto di libertà e 
il diritto alla città e lo inizieremo a fare ri-prendendoci una piazza di San Lorenzo 
il giorno 4 ottobre, 
dove porteremo quella voglia di riconquistare ed immaginare quel futuro che vogliono sottrarci.

Palestre popolari, artisti di strada, osterie popolari, musica e cultura indipendente.

#dirittoallacitta
#Tuttiliberi

COMUNICATO DI LANCIO DEL 1 OTTOBRE IN OCCASIONE DELLA CONTESTAZIONE DEL MEETING A ROMA
DEI SINDACI EUROPEI PER STABILIRE UN'AGENDA URBANA EUROPEA

Oggi il sindaco Marino ha invitato a Roma i sindaci d'Europa per presentare
la sua "agenda urbana", l'ennesimo evento vetrina che nasconde i problemi
reali di questa città.</p><hr id="system-readmore" />Per questo, in una
città blindata, abbiamo deciso di dare vita ad un'azione simbolica di
contestazione calando uno striscione di fronte al Colosseo, nel cuore della
città, quanto più possibile vicino al Campidoglio.
Un'amministrazione nei fatti commissariata dal governo Renzi (vedi decreto
Salva Roma) e in balia delle decisioni dei poteri di polizia e giudiziari
che s'appresta a tagliare ulteriormente i servizi pubblici e a privatizzare
il patrimonio immobiliare.</p>
Per questo proponiamo alla città, singoli, associazioni, gruppi informali,
spazi autogestiti e occupati di costruire insieme un percorso largo ed
inclusivo che parli di un reale diritto alla città.
Un primo momento d'incontro e confronto sarà il 4 ottobre in una piazza
simbolica di Roma, Piazza dei Sanniti dalle 16 fino a serata con dibattiti,
iniziative e musica. In questa occasione presenteremo la nostra agenda
urbana, primo passo di questo percorso e chiederemo a gran voce, ancora una
volta, libertà per Nunzio, Marco, Luca e Paolo.

Assemblea per il diritto alla città

CULTURA INDIPENDENTE PER UN NUOVO DIRITTO ALLA CITTA’

  • settembre 25, 2014 14:57

CULTURA INDIPENDENTE PER UN NUOVO DIRITTO ALLA CITTA’

Il diritto alla città, una città inclusiva, costruita dal basso, aperta a tutt@ e soprattutto che contenga le garanzie volte non solo a tutelare la nostra dignità, ma ad esaltare la nostra personalità, non può che includere un aspetto di fondamentale importanza come quello della promozione e della diffusione di cultura indipendente.

Quale dignità infatti ci rimane in una città in cui, non solo la cultura indipendente non viene incoraggiata e messa nelle condizioni di articolarsi, ma sono gli spazi culturali tout court via via a scomparire, pressati dalla minaccia della rendita e del profitto?

La cultura non conviene? Allora facciamo un bel centro commerciale, un sala slot, un centro benessere oppure lasciamo tutto com’è, al totale abbandono, ed aspettiamo cambiamenti legislativi che, si sa, sotto la spinta dell’opportunità economica, potrebbero arrivare presto, determinando una rinnovata convenienza. Allora ecco che il cinema di quartiere diventa una residenza con appartamenti di lusso, il teatro vicino casa diventa un ristorante e l’altro cinema in centro, per citare l’ultimo caso del “Cinema Metropolitan” in Via del Corso, si trasformi in un atelier di moda. Oppure, ancor più drammaticamente, immobili eredi di un grande passato culturale marciscono lentamente, svalutandosi per diventare di nuovo preda di qualche scaltro speculatore.

Tutti questi cambiamenti del tessuto urbano ci ricordano, in fin dei conti, che non dobbiamo illuderci di essere persone che si relazionano, costruiscono in maniera critica, condividono e scambiano i saperi, in poche parole facciano cultura, ma solamente merce da controllare, utile ad essere sfruttata con i soldi che spendiamo, soldi conquistati faticosamente dal nostro sfruttamento. La nostra esigenza, indotta dal mondo che vediamo, quello calato dall’alto e del quale non abbiamo nessun diritto di ideazione, è solamente quella del consumo, non della produzione di valori.

Qual’è stata, in questi ultimi tempi di spregiudicata avanzata dell’interesse privato e della speculazione nel campo della cultura, la risposta della politica cittadina a tutto questo? Nell’ordine:

  • Mesi e mesi di assenza di un assessore alla cultura a testimonianza dell’importanza rivolta dalla giunta comunale alla questione culturale.
  • Un bando sull’estate romana 2014, ultimo colpo dell’ex assessora Flavia Barca, che ha tra i suoi requisiti fondamentali quello della “capacità di produrre indotto”, inserendo di fatto il concetto della massimizzazione del profitto accanto a un valore immateriale come la cultura.
  • L’insediamento della nuova assessora Giovanna Marinelli che ha presentato la sua gestione culturale della città in una serie di avvincenti vicende: l’imbarazzante e colpevole silenzio di fronte alla serie di sgomberi estivi effettuati dalla prefettura nei confronti di spazi sociali, no profit, in cui si produceva e distribuiva cultura; una dichiarazione che diceva “più privati nella gestione e nella valorizzazione del patrimonio capitolino”, oltre ad una generale riflessione che incitava a dare più spazio a privati, nella raccolta dei fondi e nella promozione del patrimonio artistico e storico di Roma; l’inaugurazione in grande stile a Luglio del parco di divertimento-culturale Cinecittà World, simbolo perfetto del modello di città vetrina(tutta forma e niente sostanza e soprattutto tutto a pagamento e quindi non per tutt@), finanziato dai grandi magnati italiani dell’industria cinematografica e il cui obiettivo è ambizioso, raggiungere 1.500.000 visitatori nel 2015 con un fatturato stimabile intorno ai 55 milioni di euro.

Ci chiediamo qual’è il fine della cultura: fare soldi o sviluppare il pensiero critico? Noi pensiamo che sia questa seconda opzione ad essere in linea con il diritto alla città. In seguito alla sgombero del Volturno, abbiamo incontrato proprio l’assessora alla cultura Giovanna Marinelli e le abbiamo domandato: “esiste al momento attuale un’alternativa diversa dagli spazi sociali autogestiti e occupati che permetta un’offerta e una gestione culturale accessibile a tutt@?”. La risposta è stata “No”.

In definitiva la sintesi tra l’approccio pubblico e quello privato nella gestione cittadina della cultura può riassumersi in questo modo: non c’è posto per luoghi e momenti culturali, a meno che questi non diventino opportunità economica. Per questo noi proponiamo un terzo approccio, “comune”, che superi gli altri due e che si basa sulla cultura indipendente.

Cultura indipendente vuol dire, brevemente, anche se è un concetto che bisogna approfondire più attentamente, uno stato di possibilità in cui la cultura è stimolata come valore intrinseco ed immateriale, quindi oltre la sua convenienza; prodotta da chiunque, non necessariamente per rispondere a quello che il mercato richiede; distribuita in modo da essere accessibile a tutt@, senza la selezione indotta dal mercato e che si basa sul potere d’acquisto che stabilisce che chi ha i soldi può accedervi, mentre chi non ce l’ha no. Cultura indipendente è una condizione che permette, alla stregua di altri beni comuni, la sua libera attraversabilità a tutt@.

Allo stato attuale, considerando l’attacco della prefettura sotto il silenzio più totale dell’amministrazione e scagliato alla “libertà nella città”, dobbiamo constatare, oltre la scarsa attenzione rivolta in generale alla cultura, la volontà politica di eliminare quegli spazi maggiormente promotori di cultura indipendente come gli spazi autogestiti e occupati che si situano in un terreno di movimento extra profitto.

E’ indispensabile per questo motivo preoccuparci della loro esistenza, resistenza e sopravvivenza, ma non solo. E’ ancora più importante richiedere che alcune condizioni culturali vengano garantite e che la questione culturale in assoluto sia realmente gestita dal basso, in comune e in maniera partecipata perché il nostro bisogno di libertà, come diceva Gaber, è raggiungibile solo attraverso la partecipazione.

#ROMPIAMOleCATENE

#LIBERIAMOinostriSOGNI

MER23LUG – IL VOLTURNO SI RI-ATTIVA

  • luglio 22, 2014 16:25

voltcop

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il Volturno, luogo di produzione e fruizione di cultura indipendente, contenitore di soluzioni sociali, è stato sgomberato Martedì 15 Luglio. A migliaia e migliaia di persone, per dare un numero, ma potremmo parlare di intera cittadinanza, è stato sottratto uno spazio di libera condivisione, scambio di saperi, espressione, formazione, aggregazione, critica e proposta sociale. Uno spazio libero, sia relativamente alla sua accessibilità assoluta sia perché slegato dalla tentazione, oppure dal ricatto, del profitto. Coloro che sono stati privati di questo spazio al centro dei bisogni e dei desideri di tutt@, in primo luogo i “SENZACULTURA”, invaderanno le strade di questa città, perché non hanno altro posto, perché ne sono stati privati. Incominceranno a farlo, scegliendo proprio la strada davanti al Volturno.

Sarà un’invasione culturale che porterà arte, colori, comunicazione, relazioni davanti a quella porta che un tempo ospitava un capolavoro della Street Art e oggi, invece, ospita il malessere dell’egoismo individuale, un capolavoro della speculazione privata dalle imperscrutabili tinte nere.

In concomitanza sarà presente uno sportello che risponde all’emergenza abitativa, di chi offre un’alternativa allo schiacciamento sociale operato, in particolar modo in questa città, dagli interessi dei palazzinari.

Dalle 18:00 fino a che ne avremmo voglia, animeremo la nuova piazza culturale davanti al Volturno con:

-> SPETTACOLI
-> MUSICA
-> CIRCO
-> LIVE STREET ART
-> PROIEZIONI
-> SOUND
-> MOSTRE FOTOGRAFICHE

Il Programma verrà aggiornato di continuo a questo indirizzo:
http://it-it.facebook.com/pages/Volturno-Occupato/355200737847124

EVENTO FACEBOOK

STAY TUNED !!!

#culturaINDIPENDENTE
#VOLTURNOsiriprende

MOVIMENTI PER IL DIRITTO ALL’ABITARE
RETE DEGLI SPAZI OCCUPATI AUTOGESTITI

LABORATORIO “La Notte Brava” a cura di Alessio Bergamo e Compagnia Postop

  • luglio 12, 2014 21:37

nottebrava

Cine Teatro Volturno Occupato – Laboratorio di cultura indipendente

e

Compagnia POSTOP

PRESENTANO:

 

LA NOTTE BRAVA

Un laboratorio teatrale su Pasolini

 

Condotto da Alessio Bergamo

Dal 20 settembre al 5 ottobre Dalle 10 alle 18 Presso

Cine Teatro Volturno Occupato – via Volturno 37 – Roma

 

SU COS’È

È una nuova tappa di un progetto già iniziato da qualche tempo, dedicata all’elaborazione di strumenti per trasmettere con il media teatrale la poetica di Pasolini.

La notte brava è un racconto/sceneggiatura del 1957 incluso nella raccolta Alì dagli occhi azzurri , la cui trama è incentrata sulle peripezie vissute da alcuni ragazzi di vita nel tentativo di piazzare una refurtiva e di goderne il bottino.

Il quadro d’ambiente, lo spazio della città, così determinanti nell’opera di Pasolini, in quel progetto erano affidati alla macchina da presa, e nel racconto al testo del narratore. Come renderli attivi sulla scena? Come trasformare quel mondo di immagini in conflitto scenico, in atmosfera teatrale, in partitura d’attore? Come creare assieme spazi performativi autonomi, originali, personali e al tempo stesso capaci di trasmettere il mondo, la poetica pasoliniana? Come avvicinarsi a personaggi così determinati e particolari (e lontani) da un punto di vista antropologico, evitandone la diretta imitazione? Quali mezzi, quali risorse attivare per ottenere questo risultato?

Il progetto La notte brava avanza tappa per tappa. Non è “finalizzato” ad uno spettacolo – è una performance continua.

Nell’approccio di POSTOP ogni momento performativo è uno spettacolo e uno spettacolo non è mai finito.

Nell’ottica del Volturno, invece, questo laboratorio è un momento di formazione che si configura come contributo alla sua politica di sostegno alla cultura indipendente, assieme ad una serie di altre iniziative dedicate al teatro, alla musica, alla pittura murale, agli audiovisivi.

A CHI È RIVOLTO

Ad attori, registi e scenografi . È preferibile che ci sia un’esperienza di formazione teatrale completata nel curriculum del partecipante. Il numero dei partecipanti non sarà superiore a 20. La partecipazione al laboratorio è gratuita. Verrà richiesta una partecipazione attiva nella sistemazione della sala di lavoro.

Chi potesse partecipare al lab solo saltuariamente è invitato a non candidarsi.

Gli organizzatori si riservano il diritto di interrompere la frequenza dei partecipanti, in qualsiasi momento, qualora siano da ostacolo al sereno e professionale svolgimento dei lavori.

COME PARTECIPARE

Compilare la scheda di partecipazione allegata qui di seguito e spedirla ENTRO IL 10 SETTEMBRE a postop@rocketmail.com (con oggetto: Laboratorio Pasolini).

SCHEDA DI PARTECIPAZIONE

COME PREPARARSI

Ovviamente leggendo La notte brava e leggendo/vedendo quanto più si può di Pasolini. In particolare il Pasolini romano (Ragazzi di vita, Una vita violenta, Alì dagli occhi azzurri e Accattone, Mamma Roma, La ricotta, Le ceneri di Gramsci, La religione del mio tempo) ma anche quello degli anni ’60 e ’70.

PER INFO

Tel. 3349608074, postop@rocketmail.com

Scadenza bando di concorso 10 settembre. Entro il 14 settembre verrà comunicata l’eventuale accettazione della domanda.

 

ALESSIO BERGAMO

 

Alessio Bergamo è nato nel 1964. Ha studiato storia del teatro all’Università La Sapienza di Roma sotto la guida del prof. Marotti

e si è laureato nel 1990 (con una tesi sugli spettacoli di massa del 1920 a Pietrogrado, frutto di un anno di ricerche in URSS).

Dal 1991 al 1993 segue come dottorando in Storia teoria e tecnica del teatro e dello spettacolo (VII ciclo, coordinatore prof. Ferruccio

Marotti) il progetto del Centro Teatro Ateneo, del Teatro di Roma e della Scuola d’Arte Drammatica di Mosca diretta da Anatolij Vasil’ev

dedicato al Ciascuno a suo modo di Pirandello. Il progetto dura due anni e si svolge tra Mosca e Roma, coinvolgendo attori italiani,

tedeschi, belgi e russi e concludendosi con 20 spettacoli in improvvisazione al Teatro Ateneo di Roma. In questo progetto lavora come

attore e aiuto regista(la tesi di dottorato, dedicata a questa esperienza e all’arte di Anatolij Vasil’ev, viene discussa tre anni dopo, il

novembre del 1996). Nel 1993, a conclusione del progetto ritorna in Russia a seguire il lavoro di Vasil’ev e proseguire la sua formazione

artistica e ci rimane sino al 1996.

Dal 1994 avvia l’attività di regista teatrale. Ai suoi spettacoli lavora sviluppando il metodo appreso alla scuola di Vasil’ev, basato

sull’adozione sistematica dell’improvvisazione strutturata in sede di prove, su un rapporto vivo, ravvicinato e spesso diretto (di

interlocuzione) col pubblico, su un taglio stilistico che mescola il realismo al fantastico e l’assurdo. Male di luna, una versione scenica di

cinque novelle di Pirandello, al Teatro Drammatico di Vologda – 1994 -; Il castigo senza vendetta, di Lope de Vega, al Teatro Ucraino di

Odessa -1997-; Le memorie di un pazzo, di N.V.Gogol’, al Teatro Nazionale di Petrozavodsk -1998-; di nuovo Il castigo senza vendetta,

questa volta con una compagnia di attori italiani, nel quadro del festival organizzato del Teatro di Roma “Per antiche vie” – 2000-;

Affabulazione, di Pasolini, al Teatro Okolo Doma Stanislavskogo di Mosca – 2000-; La dama folletto di Calderon de La Barca, al Teatro

Lensovet di Pietroburgo -2001-; Bàrricàti, montaggio di fiabe tratte dalla tradizione orale della Tuscia, con la compagnia La Torre di

Viterbo, al ex convento Santa Maria in Gradi -2007-; La resistibile ascesa di Arturo Ui, di B. Brecht, al Teatro Drammatico Ucraino di

Odessa -2008-; il laboratorio-spettacolo sulla Trilogia della villeggiatura di Goldoni al teatro “Scuola d’Arte Drammatica” di Mosca -2011-; il progetto internazionale italo-russo con attori di entrambi i paesi, prodotto da Postop e dal teatro “Scuola d’Arte Drammatica” di Mosca, sempre dedicato alla Trilogia della villeggiatura.

Dal 2001 intensifica l’attività pedagogico-teatrale, che aveva già avviato qualche anno prima (1996) quando insieme al maestro russo

Jurij Alschitz aveva fondato l’associazione “Protei-Progetti Teatrali Internazionali”. Nel quadro dell’attività di Protei, che si occupava di

aggiornamento professionale per attori e registi professionisti e produceva laboratori con artisti e docenti di paesi differenti, lavora come

docente di recitazione a Roma, all’Accademia Reale di Teatro di Stoccolma –nel 1997-, al centro Akt-Zent di Berlino –nel 1997-, alle

Orestiadi di Gibellina del 1997, al Gik -l’Istituto statale di cinema di Mosca – nel 1998. Dal 2001 il lavoro di pedagogia diventa più

sistematico e centrato sull’Italia. Fulcro del lavoro è lo sviluppo del Metodo dell’analisi mediante l’azione, elaborato da Stanislavskij negli

ultimi anni di vita, praticato e sviluppato nel corso del XX secolo da diversi suoi allievi, e allievi di allievi, e diffusosi fortemente in tutti i

paesi dell’ex Urss nell’ultimo cinquantennio. Si tratta di un approccio al testo letterario che ne enuclea la struttura drammatica e la fa

sviluppare in improvvisazione agli attori, prima di chiudere il periodo di prove con la messa in forma dello spettacolo. Dal 2001 ha

insegnato, tra l’altro, all’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica “Silvio D’Amico” di Roma (Recitazione e Drammaturgia dell’attore –

dal 2001 al 2006), presso la Scuola del Teatro Stabile delle Marche ad Ancona (recitazione – nel 2005), presso la Scuola Galante

Garrone di Bologna (recitazione – nel 2003) presso la Link Academy di Roma (recitazione e regia 2009), presso ITACA – unica scuola di

teatro accreditata dalla regione Puglia – (recitazione e regia, nel 2009). Insegna tutt’ora presso la Scuola di Teatro La Cometa di Roma

(recitazione), presso la International Acting School di Roma (recitazione), presso la Scuola Civica “Paolo Grassi” di Milano (recitazione

e regia), presso Eutheca (Roma), presso l’Accademia del Teatro Quirino (Roma), presso l’Accademia Nico Pepe (Udine).

Dal 2004 ha avviato anche un’attività di docenza teorica. Presso l’università della Tuscia, a Viterbo -dal 2004 al 2008-, presso

l’Università della Calabria, a Cosenza -dal 2007 al 2010- e presso l’Accademia di Belle Arti a Frosinone -dal 2008-. Come studioso ha

pubblicato anche tre libri (editi da Bulzoni, Ubulibri e Acta) e una dozzina di studi su riviste specialistiche, dedicati per lo più alla teoria e

alla storia del teatro, con particolare attenzione al teatro russo.

Nel 2009 ha fondato la compagnia POSTOP con la quale ha prodotto il progetto Brevi storie naturali (14 spettacoli in improvvisazione

sulle novelle di Pirandello –provincia di Roma e Reggio Emilia, 2010), il progetto Passioni (sulla Passione secondo Matteo di J.S.Bach), il progetto internazionale Sotto un altro cielo, ha avviato il progetto La notte brava e conduce un’attività di ricerca e laboratorio gratuita con attori e registi professionisti.