Archives for ottobre, 2014

OFF – FESTIVAL DEL CINEMA CHIUSO ed. 2014

  • ottobre 16, 2014 11:21

avorio

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

FESTIVAL DEL CINEMA CHIUSO OFF ed. 2014
Anche quest’anno torna, nei giorni della decadente parata del business cinematografico all’auditorium, il Festival del Cinema Chiuso OFF.

Dal 16 al 25 Ottobre la cultura resistente ed indipendente sarà nelle strade, nelle piazze, negli spazi sociali – continuando a sperimentare pratiche di riattivazione urbana e ad immaginare traiettore di liberazione e riappropriazione.

L’apertura del Festival toccherà due emblematici cinema del Pigneto, il Preneste e l’Avorio – il primo liberato e sottratto alla speculazione da quattro anni, il secondo abbandonato e chiuso nonostante possa e debba essere un presidio culturale e sociale in un territorio ricco di problematiche e di contraddizioni.

Giovedì 16 Ottobre dalle ore 17.00 davanti al CINEMA CHIUSO AVORIO nel quartiere Pigneto.

EVENTO FB: https://www.facebook.com/events/1479934132290243/

Sabato 18 al CINEMA PRENESTE OCCUPATO GPRV in via Alberto da Giussano dalle ore 20.00

EVENTO FB: https://www.facebook.com/events/1499276290339100/

La settimana successiva le iniziative si diffonderanno nella città, anche per denunciare i gravi sgomberi degli ultimi mesi – come quello del Cinema Volturno, uno dei nodi della rete OFF – e gli attacchi alla cultura indipendente.

► 25 OTTOBRE - CINEMA PRENESTE GPRV

Il Festival si concluderà con un brindisi ed una cena ed un dibattito sulla cultura indipendente a partire dalla presentazione di “lotta di classe sul palcoscenico”, a seguire la rassegna di musica indipendente MUSIQUE vol.1 – EVENTO FB: https://www.facebook.com/events/1547652698780678/?fref=ts

Per info: http://offestivalcinemachiuso.wordpress.com/

 

Di seguito il COMUNICATO DI CONTESTAZIONE PERFORMATIVA di fronte al Cinema Metropolitan Chiuso in occasione della CONTRO-CONFERENZA di apertura di

OFF – FESTIVAL DEL CINEMA CHIUSO 2014 contrapposta alla CONFERENZA di apertura del FESTIVAL DEL CINEMA DI ROMA 2014:

azione

Roma è un deserto culturale!!!

In questo modo si presenta la città in cui viviamo.
Una città dove spazi di libera creazione e distribuzione, il cui prodotto sia accessibile a tutte e tutti, semplicemente non esistono.
Una città in cui la formazione, dai saperi artistici a quelli artigianali passando per quelli relativi alla sanità, all’assistenza, ai mestieri, in generale la conoscenza, è alla portata esclusiva di una ristretta fascia, abbiente, di popolazione.
Una città in cui mancano i servizi sociali essenziali per uno sviluppo comunitario, ma non sono certo pochi gli investimenti operati per il benessere di una élite già abbondantemente “coccolata” sia dai favori di un settore pubblico particolarmente accondiscendente, sia dai grandi profitti riscossi dal privato.
Una città in cui ogni genuino movimento di autodeterminazione sulle nostre vite, viene continuamente e solertemente stretto nella morsa della speculazione privata e della repressione “legale” poliziesca.

Della desertificazione culturale romana, di cui la giunta comunale ne è la fiera per quanto tacita portabandiera, la situazione delle sale cinematografiche chiuse è quanto mai emblematica.

Sono oltre quaranta i cinema chiusi, collocati in quartieri popolari che ora come mai soffrono gli effetti delle politiche di austerità con la ulteriore diminuzione dei già risicati servizi, dai trasporti alle biblioteche.

Ebbene, dopo decenni di indifferenza delle amministrazioni e di attese dei palazzinari, finalmente è arrivato il momento giusto per poter “battere cassa” e, a scapito proprio di precedenti mobilitazioni dal basso su questa tematica, ora qualcosa si muove.

E si muove nella peggiore delle direzioni.

Importanti esperienze di riattivazione, come i cinema e i teatri occupati, i centri di cultura indipendente e i luoghi di autorganizzazione dei movimenti per il diritto all’abitare, sono state sgomberate.

Nel frattempo, si fanno largo progetti di “riqualificazione” di stampo prettamente commerciale, destinando luoghi adibiti alla cultura ad altre attività (centri commerciali, bingo e ristoranti sono solo alcune delle nobili varietà), alle volte con varianti della già pessima delibera nuova cinema paradiso che consente il cambio di destinazione d’uso per il 40% della superficie.

In questo rinnovato interesse speculativo vanno ricondotte anche atti amministrativi che taluni hanno forse ingenuamente letto come risultati positivi.

La c.d. “delibera Franceschini” sulle sale dismesse, ad esempio, non impone affatto alcun vincolo o alcuna tutela alle sale storiche oltre a quanto già disposto dalla normativa, bensì stabilisce un censimento che rischia di essere un primo passo per un “assalto” ai cinema chiusi, anche attraverso un generico fondo di 12 milioni di euro per il sostegno alla riapertura delle sale senza vincolarne le modalità (magari una sala da cento posti e quaranta negozi).

Quanto sta accadendo riguardo ai cinema chiusi è emblematico di una città dove la cultura è sotto attacco (da quella elitaria del teatro dell’opera all’arte di strada), dove viene negato il diritto alla città, dove gli interessi di pochi prevalgono sui diritti di molti e dove l’amministrazione locale e nazionale, con il sorriso e l’ipocrisia democratica, arrivano oltre a quello che ci avevano imposto anni di Alemanno e Berlusconi, dove sfratti e sgomberi sono divenuti ordinari episodi di ordine pubblico.

Ma quanto si è sviluppato nei e dai cinema occupati, così come in tantissimi spazi autogestiti, occupati e restituiti ai territori, è anche emblematico di quanto sia vasto e resistente un tessuto altro e conflittuale nella metropoli, di quanto sia radicata un’idea diversa di abitare la metropoli, di quanto sia vitale la produzione culturale autonoma e indipendente a fronte di un cultura “mainstream” sempre piu’ decadente.

Ed è anzitutto questo tessuto che animerà l’edizione 2014 di OFF – FESTIVAL DEL CINEMA CHIUSO DI ROMA

Un Festival che da quattro anni immagina traiettorie e sperimenta pratiche sociali e culturali di riappropriazione della metropoli.

Mentre il Festival del Cinema di Roma, che si svolgerà negli stessi giorni, annuncia di unificarsi per l’anno venturo al Fiction Fest e decide di proporre come evento clou la proiezione di “Soap Opera”, altrove batte la vivacità culturale, antagonista al binomio cultura-intrattenimento tanto caro agli architetti della città vetrina, bella solo per chi può permettersela, ma inutile a tutti e tutte.

E questo porteremo davanti ai cinema chiusi o quelli vergognosamente sgomberati, dentro quelli liberati che resistono, dentro spazi di riappropriazione collettiva.

Dal 16 al 25 Ottobre la cultura resistente ed indipendente sarà nelle strade, nelle piazze, negli spazi sociali, continuando a sperimentare pratiche di riattivazione urbana e ad immaginare traiettorie di liberazione e riappropriazione.

E non finisce qui…
E non è tutto…

 

# DIRITTO ALLA CITTA’

 

COMUNICATO AZIONE PERFORMATIVA DELLA CULTURA INDIPENDENTE DAVANTI AL METROPOLITAN

  • ottobre 15, 2014 17:30

azione

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Roma è un deserto culturale!!!

In questo modo si presenta la città in cui viviamo.
Una città dove spazi di libera creazione e distribuzione, il cui prodotto sia accessibile a tutte e tutti, semplicemente non esistono.
Una città in cui la formazione, dai saperi artistici a quelli artigianali passando per quelli relativi alla sanità, all’assistenza, ai mestieri, in generale la conoscenza, è alla portata esclusiva di una ristretta fascia, abbiente, di popolazione.
Una città in cui mancano i servizi sociali essenziali per uno sviluppo comunitario, ma non sono certo pochi gli investimenti operati per il benessere di una élite già abbondantemente “coccolata” sia dai favori di un settore pubblico particolarmente accondiscendente, sia dai grandi profitti riscossi dal privato.
Una città in cui ogni genuino movimento di autodeterminazione sulle nostre vite, viene continuamente e solertemente stretto nella morsa della speculazione privata e della repressione “legale” poliziesca.

Della desertificazione culturale romana, di cui la giunta comunale ne è la fiera per quanto tacita portabandiera, la situazione delle sale cinematografiche chiuse è quanto mai emblematica.

Sono oltre quaranta i cinema chiusi, collocati in quartieri popolari che ora come mai soffrono gli effetti delle politiche di austerità con la ulteriore diminuzione dei già risicati servizi, dai trasporti alle biblioteche.

Ebbene, dopo decenni di indifferenza delle amministrazioni e di attese dei palazzinari, finalmente è arrivato il momento giusto per poter “battere cassa” e, a scapito proprio di precedenti mobilitazioni dal basso su questa tematica, ora qualcosa si muove.

E si muove nella peggiore delle direzioni.

Importanti esperienze di riattivazione, come i cinema e i teatri occupati, i centri di cultura indipendente e i luoghi di autorganizzazione dei movimenti per il diritto all’abitare, sono state sgomberate.

Nel frattempo, si fanno largo progetti di “riqualificazione” di stampo prettamente commerciale, destinando luoghi adibiti alla cultura ad altre attività (centri commerciali, bingo e ristoranti sono solo alcune delle nobili varietà), alle volte con varianti della già pessima delibera nuova cinema paradiso che consente il cambio di destinazione d’uso per il 40% della superficie.

In questo rinnovato interesse speculativo vanno ricondotte anche atti amministrativi che taluni hanno forse ingenuamente letto come risultati positivi.

La c.d. “delibera Franceschini” sulle sale dismesse, ad esempio, non impone affatto alcun vincolo o alcuna tutela alle sale storiche oltre a quanto già disposto dalla normativa, bensì stabilisce un censimento che rischia di essere un primo passo per un “assalto” ai cinema chiusi, anche attraverso un generico fondo di 12 milioni di euro per il sostegno alla riapertura delle sale senza vincolarne le modalità (magari una sala da cento posti e quaranta negozi).

Quanto sta accadendo riguardo ai cinema chiusi è emblematico di una città dove la cultura è sotto attacco (da quella elitaria del teatro dell’opera all’arte di strada), dove viene negato il diritto alla città, dove gli interessi di pochi prevalgono sui diritti di molti e dove l’amministrazione locale e nazionale, con il sorriso e l’ipocrisia democratica, arrivano oltre a quello che ci avevano imposto anni di Alemanno e Berlusconi, dove sfratti e sgomberi sono divenuti ordinari episodi di ordine pubblico.

Ma quanto si è sviluppato nei e dai cinema occupati, così come in tantissimi spazi autogestiti, occupati e restituiti ai territori, è anche emblematico di quanto sia vasto e resistente un tessuto altro e conflittuale nella metropoli, di quanto sia radicata un’idea diversa di abitare la metropoli, di quanto sia vitale la produzione culturale autonoma e indipendente a fronte di un cultura “mainstream” sempre piu’ decadente.

Ed è anzitutto questo tessuto che animerà l’edizione 2014 di OFF – FESTIVAL DEL CINEMA CHIUSO DI ROMA

Un Festival che da quattro anni immagina traiettorie e sperimenta pratiche sociali e culturali di riappropriazione della metropoli.

Mentre il Festival del Cinema di Roma, che si svolgerà negli stessi giorni, annuncia di unificarsi per l’anno venturo al Fiction Fest e decide di proporre come evento clou la proiezione di “Soap Opera”, altrove batte la vivacità culturale, antagonista al binomio cultura-intrattenimento tanto caro agli architetti della città vetrina, bella solo per chi può permettersela, ma inutile a tutti e tutte.

E questo porteremo davanti ai cinema chiusi o quelli vergognosamente sgomberati, dentro quelli liberati che resistono, dentro spazi di riappropriazione collettiva.

Dal 16 al 25 Ottobre la cultura resistente ed indipendente sarà nelle strade, nelle piazze, negli spazi sociali, continuando a sperimentare pratiche di riattivazione urbana e ad immaginare traiettorie di liberazione e riappropriazione.

E non finisce qui…
E non è tutto…

 

# DIRITTO ALLA CITTA’

DIRITTO ALLA CITTA’ IN PIAZZA DEI SANNITI – SAB4OTT dalle 16.00

  • ottobre 1, 2014 16:47
agenda-urbana2



















Palestre popolari, artisti di strada, osterie popolari, musica e cultura indipendente.

#dirittoallacitta
#Tuttiliberi


Sabato 4 ottobre Piazza dei Sanniti

★Storie in piazza:Palestre popolari,artisti di strada,osterie popolari,musica e cultura indipendente

►Ore 16 Esibizioni delle Palestre popolari

►Ore 18 Artisti di strada, Murghe, Titubanda, Reading

►Ore 20 presentazione dell'agenda Urbana

►Ore 20.30: Cena popolare a cura delle osterie popolari

►Ore 20.45 Concerto di Giulia Anania | Militant-A | reggae in piazza con Lampa Dread/Sego/Baracca

In visita negli Stati Uniti al Primo Ministro Renzi è scappato di bocca 
"Per primo ho la consapevolezza che alcune cose vanno cambiate in modo quasi violento". 
Doveva essere un segnale a banda larga perchè a Roma, il giorno dopo le dichiarazioni del premier, 
il segnale è arrivato forte e chiaro. Sono andati agli arresti cautelari due esponenti 
del movimento romano, 
Nunzio D'Erme del Centro Sociale Corto Circuito e Marco Bucci, del Centro Sociale Spartaco. 
Ulteriori arresti che, sommati a quelli a carico di Paolo e Luca, 
sono un segnale forte per tutti quelli 
che si oppongono all’imposizione della radicale trasformazione della città e delle nostre vite, 
a partire dalla svendita del patrimonio pubblico, dalla privatizzazione dei servizi, 
dallo smantellamento del welfare, 
dalla desertificazione delle politiche culturali.

Gli effetti di queste politiche mortifere sono evidenti: Roma è una città, ormai, 
chiaramente allo sbando. 
Solo nelle ultime settimane: Corcolle, Tor Pignattara, l'aggressione a 
tre ragazze al Pigneto da un gruppo di uomini. 
Una famiglia con due minori è stata sfrattata a Centocelle, e durante 
il picchetto di solidarietà 
la Polizia carica senza avvertimento un gruppo di persone che volevano difendere il diritto 
di quella famiglia a non finire per strada. Due rappresentanti 
del sindacalismo di base e conflittuale licenziati in tronco 
per avere denunciato sui media main stream le loro condizioni di sfruttamento. 
Prima dell'estate otto mila bambini a Roma sono rimasti senza asilo nido. 
I genitori? Tutti precari o disoccupati.

Nella città di Roma a scontrarsi non sono le culture, sono le persone. 
Ma qui sullo scontro qualcuno ha scommesso forte, perché lo scontro è redditizio 
tanto da aver regalato il dono dell'invisibilità al Sindaco di Roma Marino, 
a meno che non stia a 
Palazzo dei Conservatori a fare compagnia all'originale del Marc'Aurelio. 
Un sindaco che consegna la città alla Magistratura e alla Questura, 
mentre promuove incontri istituzionali con 
28 sindaci d’Europa pensando di poter introdurre politiche vincenti 
in tema di agenda urbana a suon 
di investitori finanziari e grandi speculazioni senza sporcarsi le mani 
con le grandi sofferenze sociali che pullulano nel tessuto metropolitano.

A Roma pero' sta accadendo qualcosa che i romani cominciano a realizzare, 
perché questo scontro tra persone, 
tra "razze", tra disperazioni metropolitane si sta dimostrando il più grande laboratorio di 
repressione sociale mai sperimentato prima, dove la chiusura di spazi di agibilità politica 
a suon di sgomberi e sfratti, va a braccetto con le restrizioni della libertà 
dei compagni da sempre impegnati nelle lotte sociali.

È arrivato il tempo di ri-alzare la testa. A partire dalla richiesta della immediata scarcerazione di 
Nunzio e Marco il giorno dell’udienza del tribunale del riesame a metà ottobre, 
così come della revoca dei domiciliari per Luca e Paolo, 
attivisti dei Movimenti per il diritto all'abitare (udienza 10 ottobre) e degli obblighi di firma 
a carico di altri compagni per aver partecipato attivamente al corteo dello scorso 31 ottobre.

È arrivato il tempo di ricostruire legami sociali indeboliti in una Roma mangiata dalle privatizzazioni 
che vuole continuare a vivere come città, a godere di spazi comuni, 
di servizi per tutti e dove si può respirare aria di libertà e democrazia.

"Con Roma città aperta l'Italia ha riconquistato il diritto di guardarsi di nuovo in faccia" 
disse Jean-Luc Godard 
all'uscita del film. Oggi è venuto il momento di riconquistare il diritto di libertà e 
il diritto alla città e lo inizieremo a fare ri-prendendoci una piazza di San Lorenzo 
il giorno 4 ottobre, 
dove porteremo quella voglia di riconquistare ed immaginare quel futuro che vogliono sottrarci.

Palestre popolari, artisti di strada, osterie popolari, musica e cultura indipendente.

#dirittoallacitta
#Tuttiliberi

COMUNICATO DI LANCIO DEL 1 OTTOBRE IN OCCASIONE DELLA CONTESTAZIONE DEL MEETING A ROMA
DEI SINDACI EUROPEI PER STABILIRE UN'AGENDA URBANA EUROPEA

Oggi il sindaco Marino ha invitato a Roma i sindaci d'Europa per presentare
la sua "agenda urbana", l'ennesimo evento vetrina che nasconde i problemi
reali di questa città.</p><hr id="system-readmore" />Per questo, in una
città blindata, abbiamo deciso di dare vita ad un'azione simbolica di
contestazione calando uno striscione di fronte al Colosseo, nel cuore della
città, quanto più possibile vicino al Campidoglio.
Un'amministrazione nei fatti commissariata dal governo Renzi (vedi decreto
Salva Roma) e in balia delle decisioni dei poteri di polizia e giudiziari
che s'appresta a tagliare ulteriormente i servizi pubblici e a privatizzare
il patrimonio immobiliare.</p>
Per questo proponiamo alla città, singoli, associazioni, gruppi informali,
spazi autogestiti e occupati di costruire insieme un percorso largo ed
inclusivo che parli di un reale diritto alla città.
Un primo momento d'incontro e confronto sarà il 4 ottobre in una piazza
simbolica di Roma, Piazza dei Sanniti dalle 16 fino a serata con dibattiti,
iniziative e musica. In questa occasione presenteremo la nostra agenda
urbana, primo passo di questo percorso e chiederemo a gran voce, ancora una
volta, libertà per Nunzio, Marco, Luca e Paolo.

Assemblea per il diritto alla città